Berlusconi, il pressing sul Quirinale per accelerare verso il voto

E’ vero che con l’uscita ormai certa di Berlusconi dall’area della maggioranza il governo ha in Senato numeri certi per poter andare avanti, ed è vero anche che oggi c’è una più forte coesione nell’esecutivo. Ma nonostante questa apparente maggiore stabilità, il governo in realtà è entrato in una fase di forte turbolenza che potrebbe anche precipitare nel giro di poche settimane.

Il nuovo fronte aperto dal Cavaliere contro il Capo dello Stato non va interpretato come lo sfogo rabbioso di un uomo e di un leader politico che si accinge ad essere espulso contro la sua volontà dal parlamento. E Napolitano deve averlo capito, visto che ci ha messo più di una giornata per replicare alle accuse del leader di Forza Italia.

Quella del Cav è una precisa strategia d’attacco, tutta politica; è il primo squillo di tromba di un’offensiva a tutto campo contro il governo delle larghe intese. Si colpisce Napolitano per indebolire quel progetto di grande coalizione in nome dell’emergenza, di cui il Presidente della repubblica è considerato (legittimamente) il principale artefice. Altre iniziative seguiranno: a partire dall’annunciata manifestazione contro le “toghe rosse”, il prossimo 27 novembre, mentre il già tormentatissimo passaggio parlamentare della Legge di Stabilità sembra destinato a trasformarsi in un calvario.

Berlusconi sa di poter contare, nel percorso a tappe forzate verso il voto anticipato, su alcune preziose, anche se inconfessabili alleanze. Innanzitutto con Grillo, che con il Cav condivide la volontà di chiudere in fretta la legislatura per incassare il dividendo di un grande scontento popolare. Ma anche Matteo Renzi, se diventasse segretario del Pd, avrebbe tutto l’interesse ad accelerare la chiusura dell’odiata stagione delle larghe intese, anche se non può essere lui in prima persona ad assestare il colpo finale al suo compagno di partito Enrico Letta.

Il partito trasversale del voto anticipato insomma si rafforza in modo considerevole, ma non è detto che voglia e che possa raggiungere in tempi brevi il proprio obiettivo. Per il momento sia Berlusconi che Grillo puntano, attraverso una campagna dai toni esasperati e demagogici, a conquistare, alle europee di maggio, il consenso elettorale di fasce sempre più ampie di un’elettorato disorientato e sfiduciato, portando un attacco frontale al governo delle larghe intese, incapace, a loro dire, di risolvere i gravi problemi del paese.

Le europee, che si svolgono con il sistema proporzionale e che per questo sono in grado di fotografare con precisione i rapporti di forza elettorali dei singoli partiti, forniranno la base per lanciare l’assalto finale alle larghe intese e portare il paese al voto. E poco importa se a luglio comincia il semestre italiano di presidenza dell’Unione europea. Se le formazioni politiche di opposizione, sopratutto Forza Italia e il Movimento 5 stelle, otterranno alle europee un risultato molto consistente, sarà difficile anche per Napolitano non concedere il voto anticipato.

In un simile scenario, Renzi rischia di trovarsi schiacciato fra l’esigenza di non togliere il sostegno al governo per non spaccare il partito, ed il rischio di logorarsi in una difesa d’ufficio dell’esecutivo, mentre Berlusconi e Grillo dall’opposizione si rafforzano a scapito del Pd.

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