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Berlusconi e Joseph Daul, neo-presidente del Partito popolare europeo, non si sono mai amati. Troppo diversi per formazione, cultura politica, temperamento. Insomma, due “carissimi nemici” che forse però saranno costretti a restare ancora, loro malgrado, sotto lo stesso tetto del PPE. Tanto che, nei giorni scorsi, il fondatore di Forza Italia avrebbe tentato di riagganciare i rapporti interrotti da tempo.
Daul non conferma contatti specifici con questo o quell’esponente della politica di quel rompicapo che, vista da Bruxellesè la politica italiana. Si limita a dire che nella prospettiva delle elezioni europee, fra 7 mesi, ha il dovere di sentire tutti e tutto. Ma per prendere decisioni ci vorrà ancora tempo, annuncia, almeno «fino alla fine del mese». «Ho cercato di capire quel che succede in Italia, ma non ci sono riuscito», ammette sconsolato e prudente il numero 1 del PPE. Il suo atteggiamento sulla “questione italiana” è comunque assai pragmatico: «attendo, guardo, osservo, poi deciderò», afferma . «Mia moglie me lo dice tutte le mattine», aggiunge sornione: «riflettere prima di agire».

Gli ultimi rapporti “ufficiali” fra Berlusconi e Daul risalgono al gennaio scorso. E sono stati rapporti a dir poco tempestosi. Daul non ha mai perdonato al Cav di aver mandato a casa il governo Monti. E usò parole di fuoco per chiarire la sua posizione: «non voglio attaccare tutti i giorni il signor Berlusconi e far si che lui possa attaccare me e possa parlare di ‘questa orribile Europa’, ‘questa orribile Merkel’, di ‘questi orribili francesi’ e permettergli di dire: “vedete come si comportano”. Ora che siamo in campagna elettorale voglio rispettare l’elettore ed il cittadino italiano e non ho bisogno di portare un 2-3% al populismo», relegando così il Cav al rango di uno dei tanti populisti che girano per l’Europa.

Berlusconi rispose per le rime, ma da allora i rapporti si sono interrotti del tutto in un crescendo di polemiche. Oggi, però, Berlusconi ha bisogno di Daul ed anche Daul ha bisogno di Berlusconi. Il Cav probabilmente intende restare anche con la sua Forza Italia nel gruppo PPE, certo di poter ancora offrire, dopo le europee, un contributo numerico (e finanziario) rilevante. E sembra che abbia avanzato una richiesta di adesione della nuova Forza Italia ai Popolari europei in tempi non sospetti, cioè mesi prima della scissione di Alfano. Probabilmente il senso del colloquio con Daul è quello di porre le sue condizioni sulla scelta di chi, fra gli eletti italiani, potrà aderire al PPE, e chi no. E non è detto che non riesca a raggiungere almeno in parte il suo obiettivo.

Anche perché nel frattempo il ruolo di Daul è cambiato. Da capogruppo del PPE all’Europarlamento è diventato presidente del Partito Popolare europeo, eletto a metà novembre dopo la morte del suo predecessore Wilfred Martens, conservando peraltro anche il suo vecchio incarico. E in quanto presidente del PPE ha nuove e maggiori responsabilità. La principale è tentare di mantenere la supremazia numerica e politica in Europa per il suo partito. La competizione con i socialisti europei sarà durissima, e c’è sopratutto l’insidia dei movimenti populisti che vengono quotati in crescita un po’ dappertutto. Ogni parlamentare in più dunque è benvenuto, ed è difficile che il numero 1 del PPE rinunci a priori all’apporto di quello che, dopo il voto per le europee, potrebbe confermarsi ancora il più forte partito italiano con riferimento al PPE.

Resta aperta però una questione politica non di poco conto. Berlusconi anche nel suo discorso al Consiglio Nazionale ha rivolto aspre critiche all’Europa e alla moneta unica. Non è detto però che l’antieuropeismo diventi il cavallo di battaglia del Cav in campagna elettorale; ma nessuno è in grado neanche di escludere che sarà così. E per Daul, vecchio e convinto europeista, l’adesione ai valori dell’Europa non è un’opzione; è la condizione preliminare per aderire e restare nella famiglia dei popolari.
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