Amnistia, c’è un altro messaggio dietro il Messaggio di Napolitano?

Il vecchio detto andreottiano, «a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina», non funziona se applicato al messaggio con il quale Napolitano sollecita provvedimenti di clemenza per affrontare il tema “indifferibile” del sovraffollamento delle carceri. O, almeno, non funziona più.

La ragione è presto detta: nel momento in cui il capo dello stato annunciò l’intenzione di inviare il suo messaggio alle camere, nel corso della sua visita al carcere napoletano di Poggioreale, il 28 settembre scorso, aveva forse un senso attribuire ad una simile iniziativa un retropensiero malizioso: quello cioè di una sorta di apertura nei confronti di Berlusconi e dei “falchi” del Pdl, una chance data all’ex premier attraverso un possibile intervento del Parlamento per attutire almeno in parte i guai giudiziari del Cav. E attribuendo alle camere l’onere di trovare un’eventuale soluzione, il capo dello stato allontanava da sé l’ingombrante e scomodo fardello dell’eventuale concessione della grazia

Ma era davvero questo il significato nascosto del messaggio quirinalizio? Probabilmente non lo è mai stato. Certamente non lo è più adesso, perché oggi questa lettura dietrologica non ha più alcun senso.

Oggi infatti non sussistono più i rischi che agitavano la scena politica appena due settimane fa. Il governo oggi è al sicuro, al riparo dagli scossoni ai quali era stato sottoposto nelle scorse settimane, e non c’è più all’orizzonte il rischio di una crisi al buio e di elezioni anticipate che. si sa, sono il vero incubo di Napolitano. In più la decisione della giunta di rinviare all’assemblea il voto sulla decadenza del Cav da senatore ha messo un punto fermo nell’intera vicenda.

Nessuno, a meno di colpi di scena parlamentari peraltro sempre possibili, potrà salvare Berlusconi dalla decadenza. Ma sopratutto, venendo meno il ricatto dei “falchi” pidielllini sul governo (o gesto di clemenza per il Cav, o tutti a casa) non si vede per quale ragione Napolitano dovrebbe offrire improbabili sponde ad un’area del centrodestra che è uscita peraltro sconfitta dal confronto interno.

Insomma, a che pro aprire le porte ad un provvedimento di clemenza ad personam, esponendo la più alta magistratura dello stato al fuoco di fila di grillini, Sel e sopratutto Pd? E un assaggio lo si è visto nel brutale attacco del comico a Napolitano dalle pagine del suo blog.

Quindi, il messaggio quirinalizio è esattamente quello che sembra: un appello al senso di responsabilità del parlamento. Perché la situazione nelle carceri italiane è intollerabile, ed è oggetto di numerosi richiami da parte dell’Europa, come ricorda anche il documento presidenziale. In particolare la Corte europea dei diritti dell’uomo, con sede a Strasburgo, da’ pochi mesi al nostro paese, fino al 28 maggio del 2014, per correre ai ripari, prima di incorrere in provvedimenti sanzionatori che potrebbero essere molto onerosi

Una soluzione quindi va trovata, nel senso che non può non essere trovata: che si chiami amnistia o indulto, o anche, come suggerisce lo stesso messaggio, depenalizzazioni e domiciliari. Ammesso che queste due ultime misure da sole siano sufficienti.

Ma nello stesso tempo sarà quasi impossibile trovare un equilibrio in un parlamento, dove le vicende personali di Berlusconi continuano a dominare, come un riflesso condizionato, ogni possibile ragionamento sui temi della giustizia.

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