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Giornata finale particolarmente convulsa al consueto appuntamento del Forum Ambrosetti a Cernobbio. Nelle sale dove si affolla il Gotha della finanza e dell’economia italiana e mondiale, c’erano solo uomini, ha sottolineato con disappunto il presidente del consiglio Letta. Ma alcune donne c’erano e non hanno mancato di far sentire la propria voce, come la presidente del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, una delle migliori scelte compiute dall’ex presidente francese Sarkozy, e il ministro (o, se preferite, la ministra) dell’istruzione Maria Chiara Carrozza.

In particolare quest’ultima ha fatto alcune osservazioni sulla condizione dell’attuale classe dirigente italiana che fanno riflettere, e che pare siano state apprezzate dai presenti. Ha parlato di “ forte omologazione” della nostra classe dirigente, il ministro Carrozza. “Hanno quasi tutti la stessa età, gli stessi vestiti, lo stesso linguaggio, sono tutti di madrelingua italiana e hanno studiato negli stessi posti. Non c’è la capacità di innovare nella nostra classe dirigente. Ci sono poche donne, pochissimi stranieri”. Come darle torto? Nella selezione della classe dirigente italiana si riflettono tutti i mali antichi della nostra società: il corporativismo, il nepotismo, il provincialismo. Insomma un’arretratezza culturale e politica rispetto alla quale però nessuno che sia investito di responsabilità, e tantomeno, ci si consenta, il ministro dell’istruzione, può chiamarsi fuori. Ma già il fatto di aver individuato un problema strutturale e averlo posto all’attenzione dell’opinione pubblica è un segno di bona volontà.
La cronaca di queste giornate un po’ caotiche al Forum Ambrosetti, dove tutti parlano di tutto, non si può fare a meno di accennare a Gianroberto Casaleggio, ospite d’onore a Cernobbio. Nessuno, ad eccezione dei pochi presenti, può dire con certezza di cosa abbia parlato, visto che ha pronunciato un discorso a porte chiuse. Ma secondo quanto riferito da alcuni presenti avrebbe indicato i giornali e la tv come strumenti del potere, aggiungendo: “meno male che c’è il Web”. La Rete quindi sarebbe, ed effettivamente è, uno strumento di contropotere, di partecipazione e di trasparenza. Ma parlare di trasparenza e tentare di impedire ai fotografi di prendere delle immagini, non è una contraddizione in termini? E la trasparenza è un obiettivo da perseguire sempre, o solo quando conviene?
Infine da registrare la battuta un po’ acida ma efficace di Enrico Letta: se mi avessero detto che sarei tornato a #TEHAmbrosetti rappresentando le due parti che oggi rappresento, avrei chiamato il 118” E c’è da credergli!

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