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Bisognava sbattere il muso contro un l’esodo biblico dei siriani in fuga dalla guerra per tornare a sentire l’orgoglio di essere europei. Per ricordarci che l’UE, al di là di ogni retorica, è stato e resta soprattutto un grandioso progetto di pace, di civiltà e di stabilità, e non solo un’Unione economica e monetaria.

A rammentarcelo è l’immagine di quella fiumana di disperati che ha attraversato a piedi l’Ungheria, marciando dietro il vessillo azzurro dell’Europa 1026587823Unita. Un vessillo che agli occhi di milioni di persone in fuga da guerre e devastazioni rappresenta una speranza, l’ultima prima del nulla. Una speranza, dunque, non un sogno: il vero sogno per ogni uomo è restare a casa propria, coltivando quella rete di rapporti sociali e familiari che lo avvolgono fin dalla nascita, respirando quell’aria e quei profumi che in nessun altro paese potrà trovare.

La marcia di quel “Quinto Stato” verso l’Austria, la Germania, la Svezia, è soltanto una fuga disperata dalla distruzione e dalla morte, alla ricerca di un approdo sicuro, dove poter continuare a vivere ed assicurare ai propri figli euflagun futuro di pace.

Con questa emergenza – della quale portano una diretta responsabilità i paesi dell’occidente, Francia e Gran Bretagna in testa, che ora provano a  le mani – dovremo fare i conti nei prossimi decenni. Meglio attrezzarci, dunque, come sta facendo la Germania, per governare con lungimiranza questo fenomeno, favorendo un processo di reale integrazione dei rifugiati, che seguire i soliti pifferai magici che, a parole, ci illudono di poter fermare l’oceano con le dita.

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