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Tim Geithner aggiunge un altro tassello alla ricostruzione di quell’autunno del 2011 che vide le dimissioni di Berlusconi e l’arrivo a Palazzo Chigi di Mario Monti. Ma nello sesso tempo, la sua narrazione inserisce nella ricerca storica della verità su quei drammatici giorni un elemento di ulteriore incertezza e confusione. Vediamo perché.

Dice l’ex segretario ala Tesoro americano, nel suo libro Stress Test:

«Ad un certo punto, in quell’autunno (2011), alcuni funzionari europei ci contattarono con una trama per cercare di costringere il premier italiano Berlusconi a cedere il potere; volevano che noi rifiutassimo di sostenere i presti dell’Fmi all’Italia, fino a quando non se ne fosse andato».

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Il libro di Geithner

Ebbene, è assolutamente credibile, e vergognoso, che officials europei, probabilmente ministri, visto il rango che all’epoca ricopriva Geithner, siano andati a chiedere a lui e al presidente Obama di “tramare” per costringere Berlusconi alle dimissioni, cosa che saggiamente il presidente Usa rifiutò di fare. E’ però cusioso che questi signori provenienti dallEuropa, secondo Geithner, gli abbiano chiesto di usare in funzione anti-Berlusconi, lo strumento della pressione USA sul Fondo Monetario Internazionale perché non concedesse un prestito all’Italia. E’ arcinoto infatti, che il premier di allora ha sempre rifiutato l’assistenza finanziaria internazionale, mentre, in quell’autunno 2011, l’orientamento di alcune cancellerie europee, in particolare di Parigi e di Berlino, era esattamente l’opposto: costringere cioé Berlusconi ad accettare il prestito internazionale, di fatto commissariando il nostro paese e delegittmando l’allora presidente del consiglio.

Il prestito infatti, come sanno bene i greci, toglie le chiavi della politica economica al governo in carica, consegnandole alla famigerata Troika, composta da Commissione

Leader al summit G20 di Cannes
Leaders al G20 di Cannes

UE, BCE, FMI; di fatto quindi commissariando il paese. Difficilmente in queste condizioni, un presidente del consiglio già debolissimo perché privo di una maggioranza parlamentare e senza alcuna credibilità internazionale, avrebbe potuto resistere più di qualche giorno.

Che la linea franco-tedesca fosse quella di costringere l’Italia a sottomettersi ad una procedura di assistenza finanziaria internazionale, non è certo una novità. Era già emerso nel corso del drammatico vertice G20 di Cannes, il 3 e 4 novembre 2011, che chi scrive ebbe l’occasione di seguire. Lo ha confermato anche Silvio Berlusconi nel libro di Alan Friedman:

«Fummo chiamati (insieme a Zapatero, ndr) a due riunioni dalla Merkel e da Sarkozy e si tentò di farmi accettare un intervento del FMI. Io garantii che i nostri conti erano in ordine e rifiutai».

Se non si vuol credere a Berlusconi, in quanto parte in causa, una ricostruzione del tutto simile l’ha fatta l’ex premier spagnolo Zapatero, anch’egli sul banco degli imputati in quelle roventi giornate di Cannes. Nel suo libro, Il dilemma, 600 giorni da vertigine, l’ex premier socialista ricorda una cena ristretta, con lui, Berlusconi, la

L'ex premier spagnolo Zapatero
L’ex premier spagnolo Zapatero

Merkel, Sarkozy e Obama, nella quale ci fu un «martellamento» sull’Italia perché accettasse, «lì, a quello stesso tavolo», il salvataggio da parte del FMI e dell’Unione europea, come avevano già fatto la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo. Berlusconi resistette, racconta Zapatero, ma fu Tremonti a dire di no, ripetendo: «conosco modi migliori per suicidarsi».

E anche Barroso recentemente ha parlato delle pressioni di alcune cancellerie sull’Italia perché accettasse il prestito, ma si è chiamato fuori, precisando di essersi opposto a questa ipotesi.

Il finale è noto: l’Italia rifiutò l’assistenza finanziaria internazionale, ma non poté opporsi ad un monitoraggio della propria politica economica. E terminato il vertice di Cannes, Berlusconi tornò a Roma sconfitto e ulteriormente indebolito, e presto sarebbero arrivate le dimissioni. Ma anche Monti, appena nominato presidente del consiglio, dovette resistere, poco più di un mese dopo il vertice di Cannes, alle pressioni «fortissime» di chi voleva imporgli il prestito internazionale.

Berlusconi e Tremonti a Cannes
Berlusconi e Tremonti a Cannes

Se questa era la linea franco-tedesca, perché allora Geithner racconta oggi che alcuni “europei” brigarono per non far ottenere il prestito all’Italia, e far cadere così Berlusconi? Quando è del tutto evidente che proprio l’imposizione del prestito avrebbe provocato automaticamente la sua caduta? Mistero. Forse un’amnesia dell’ex ministro del Tesoro USA, forse giochi al massacro fra leaders europei, forse strategie diverse fra le cancellerie del vecchio continente.

Forse infine, la volontà di qualche dirigente tedesco (non però della Merkel) di “aiutare” la nascita di un’Europa a due velocità, tagliando fuori dall’area della moneta unica i paesi a rischio contagio, come la Grecia, l’Italia e la Spagna. Il Financial Times, nella sua  documentatissima inchiesta How the euro was saved, Come è stato salvato l’euro, parla di un accurato e segretissimo “Piano Z” messo a punto in vista delle 2 elezioni  greche (maggio e giugno 2012) per gestire l’eventuale uscita di Atene dall’euro. Forse qualcuno a Berlino (o a Parigi o Bruxelles) pensava già nell’autunno del 2011 che fosse più utile favorire l’uscita dalla moneta unica di paesi a rischio contagio, come Italia e Spagna, piuttosto che obbligarli ad accettare l'”assistenza finanziaria” internazionale, come poi si tentò inutilmente di fare.

Quel che è certo è che con l’imposizione del salvataggio internazionale, il nostro paese sarebbe precipitato in uno stato di prostrazione infinitamente peggiore di quelloprovocato dalle politiche di austerity del governo “tecnico”.

Ma da lì, dalla fase più buia della crisi del debito, ha avuto origine quel cieco cannibalismo che ha diviso l’Europa in buoni e cattivi, in virtuosi e “spendaccioni”, e si è sviluppata un’insanabile e insana incomprensione fra i popoli europei. Che sarà difficile superare.

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