Vertice UE, sull’immigrazione risultati deludenti ma forse qualcosa si muove

Non c’è motivo di dubitare che Letta ce l’abbia messa tutta per convincere gli altri capi di stato e di governo europei ad affrontare il tema dell’immigrazione, sull’onda della tragedia di Lampedusa.

Ma a leggere le ultime 26 righe del documento finale varato dal vertice, quelle dedicate appunto all’immigrazione, non si può nascondere una certa delusione. Non ci sono decisioni immediate e operative, l’ipotesi di “burden sharing”, la condivisione fra i vari paesi del peso degli immigrati che giungono sulle coste del Mediterraneo, non è neanche menzionata, e sulla questione del diritto d’asilo bisognerà aspettare almeno fino a giugno.

Fino a questo momento l’Europa degli egoismi e della burocrazia sembra aver avuto il sopravvento. E’ vero però che dai lavori del vertice sono emerse alcune novità, come quella sottolineata dal premier Letta: che cioè l’Europa per la prima volta assume il problema immigrazione come problema comune. Ma è troppo poco. Ed è troppo tardi. Milioni di profughi e di disperati premono alle frontiere meridionali del Mediterraneo, pronti a sbarcare sulle coste italiane, maltesi greche e francesi. Sarebbero necessarie delle misure operative ed immediate per fronteggiare la situazione, ma sarebbe sopratutto necessaria quella solidarietà europea che tarda ad arrivare.

Eppure, nonostante le apparenze, forse anche in Europa, con i tempi dell’Europa, qualcosa si sta cominciando a muovere, tanto che lo stesso Letta ha dato una “sufficienza” al modo in cui il Consiglio ha affrontato la questione immigrazione.

Ad esempio, il rafforzamento di Frontex, l’agenzia europea preposta al controllo delle frontiere, è un buon segnale, come l’avvio, proprio il giorno prima del summit di Bruxelles, di Eurosur, una nuova struttura integrata appunto con Frontex, che viene definita un “sistema dei sistemi”. In pratica si tratta di un meccanismo di intelligence pan-europeo per il controllo delle frontiere esterne che si avvale di nuovi strumenti tecnologici, centralizzando e coordinando tutte le informazioni che vengono dai singoli paesi. Di Eurosur il documento finale del vertice parla esplicitamente, mentre fa riferimento indiretto ad un’altra struttura della quale si sa molto poco. Si chiama Eubam Libya, e come dice la denominazione stessa, ha la sede operativa in Libia. Consta di un centinaio di funzionari europei, più un altro centinaio fra guardie del corpo ed agenti locali. Il loro compito non è pattugliare le coste del paese africano, ma operare, per così dire dall’interno, cooperando con le locali autorità per avere informazioni dirette e tentare di gestire il flusso dei clandestini proprio dal luogo di origine del traffico di essere umani.

Tutte queste iniziative, integrate con quelle nazionali come l’italiana “Mare Nostrum”, riusciranno a produrre dei risultati reali? Lo vedremo nelle prossime settimane. I primi a capirlo saranno gli abitanti di Lampedusa. Poi a dicembre ci sarà una verifica europea, nel prossimo vertice dei capi di stato e di governo.

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