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A mettere in fila le dichiarazioni dei principali leader europei al loro arrivo per il decisivo eurosummit, si ha l’impressione sgradevole della solita, inconcludente cacofonia europea. Nonostante in gioco – come ha ricordato il presidente dell’Europarlamento Martin Schultz – ci siano le vite di milioni di persone. Come andrà a finire? Ecco due possibili ipotesi.

Jeroen Dijsselbloem, al termine della riunione odierna dell’Eurogruppo, di cui è presidente,  ammette che “ci sono ancora molte questioni aperte e che sta a loro (cioè al governo di Atene) definirle”. Quali siano le “questioni aperte” lo spiega il ministro delle finanze finlandese Alex Stubb, il cui governo rischia di cadere a causa dell’ipotesi di aiuto finanziario alla Grecia: “c’è un documento che chiede alla Grecia riforme da fare in parlamento entro il 15 luglio, come pensioni, Iva e privatizzazioni”. Quindi prima riforme a tempo di record, poi i soldi. Il tutto entro mercoledì

Di questo discutono i capi di stato e di governo dei 19 paesi della moneta unica.

Al suo arrivo, Alexis Tsipras mostra, sul suo volto teso tutto, il peso della tremenda responsabilità che si è assunto trascinando per mesi il negoziato verso un vicolo cieco:

“Possiamo raggiungere un accordo oggi se tutte le parti lo vogliono”

Ma subito ci pensa Angela Merkel a spegnere ogni entusiasmo. Per lei questo vertice è la partita politica della vita: deve decidere se tagliare fuori la Grecia dall’euro – come il suo ministro delle finanze, il suo partito e la maggioranza dei tedeschi vorrebbero – assumendosi in tal modo la responsabilità della possibile deflagrazione della moneta unica – o salvare l’euro e l’Europa, ma al prezzo di un possibile terremoto politico in casa.

“Non ci sarà un accordo a qualunque costo, dovremo valutare se i vantaggi sono superiori agli svantaggi. Un cattivo accordo sarebbe peggio di un mancato accordo. I negoziati saranno durissimi, la valuta più importante che si è persa è la fiducia”.

Per fortuna, oltre agli incendiari, ci sono anche i pompieri.Innanzitutto il presidente francese, François Hollande, che esclude che ci sia spazio per la proposta del ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, di una Grexit temporanea, per 5 anni. Dice Hollande:

La Francia farà di tutto per arrivare a un accordo stasera, permettendo alla Grecia di rimanere nell’area euro, se tutte le condizioni saranno soddisfatte, e all’area euro di avanzare

Il nostro premier, Matteo Renzi, è nel fronte dei pompieri, anche se il ministro dell’Economia Piercarlo Padoan non manca di sottolineare come a causa del governo greco si siano persi 5 mesi preziosi:

Noi faremo di tutto perché si raggiunga un accordo. Rispetto al punto di partenza siamo vicini, non dico che siamo ai dettagli ma le distanze si sono accorciate

Una ventata di sano realismo anche dal presidente della Commissione europea, Jean-CLaude Juncker:

Lavoreremo oggi ad una soluzione fino all’ultimo millisecondo. E spero che arriveremo ad una soluzione

Con questo alto tasso di confusione iniziale, al quale hanno dato una grossa mano le mille giravolte del governo greco negli ultimi mesi, ci si può aspettare una doppia soluzione:
1) il Grexit, che potrebbe essere o definitivo, o temporaneo – come chiede Scheauble e come è scritto nel documento licenziato dall’Eurogruppo;
2) un compromesso dell’ultimo minuto, che consenta almeno di guadagnare qualche giorno di tempo prima di chiudere la porta dell’euro ad Atene. Sapendo che è impossibile che in tre giorni questo parlamento greco riesca a fare quel che non hanno fatto quattro governi in 5 anni. E questa seconda ipotesi, viste le condizioni attuali, sarebbe già un buon risultato.

Pur riconoscendo gli enormi errori del governo greco nella gestione del negoziato con i creditori, è bene che l’Europa (o una parte di essa) abbandoni l’idea di utilizzare la minaccia del Grexit come strumento politico per regolare i conti scomodo primo ministro greco. Sarebbe una grave lesione della democrazia europea. Qualcosa di simile avvenne nel 2011 con il governo Papandreou, e non portò bene né alla Grecia né all’Europa. Anzi, provocò una ferita che ancora oggi continua a sanguinare.

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