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Abbiamo rifatto i conti sull’ondata euroscettica che ha scosso l’Europa, e sono emerse parecchie sorprese. Intanto i numeri. Si era parlato, inizialmente e in modo abbastanza approssimativo, di un numero di liste populiste o euroscettiche o xenofobe che variava da 130 a 221. Ebbene quei conti erano sbagliati.

I numeri veri, al momento, sono questi, secondo una nostra elaborazione sui dati ufficiali, sulle stime di Open Europe e sulle ultime notizie in arrivo da Bruxelles:

Euroscettici1

Dunque, in totale, gli esponenti della destra populista, xenofoba ed anti-europea sono 101, raggruppabili in due principali formazioni: quella di estrema destra, la EAF, della Le Pen, Wilders e Schermata 05-2456806 alle 23.34.00Salvini (54 seggi), e quella della destra che abbiamo chiamato, solo per comodità, più “moderata” di Farage e di Grillo (se i  due, come sembra dopo il loro incontro a Bruxelles immortalato in un tweet,  riusciranno a stringere un accordo), e che potrebbe  contare su circa 94 parlamentari. Ci sono poi 7 “impresentabili”, esponenti cioè di partiti nazisti o fascisti, con i quali nessuno dei gruppi sopra citati vuol avere a che fare.

C’è poi un’area conservatrice euro-critica ma responsabile, l’ECR,  che chiede un ritorno ai governi nazionali di molti poteri oggi passati a Bruxelles. In questo gruppo, che conta 58 deputati, sono presenti ad esempio i Conservatori di Cameron e i polacchi di Law & Justice.

Se si volesse, dunque, con un azzardo politico e concettuale, mettere insieme tutte queste componenti in un’unica area che potremo definire genericamente euroscettica,  si arriverebbe ad una somma totale di 159 seggi.

Se poi, con un azzardo ancora maggiore, si unissero agli euroscettici anche i populisti di estrema sinistra, quelli de L’Altra Europa di Alexis Tsipras (45 seggi), si giungerebbe a quota 204. Ma è del tutto inverosimile che si possano coalizzare comunisti e fascisti, euroscettici ed antisistema in un unica alleanza, o anche semplicemente per questioni di tattica parlamentare. e comunque, anche questo ipotetico calderone politico, rappresenterebbe una quota fortemente minoritaria rispetto al blocco di partiti europeisti che può contare su almeno 469 depuutati su 751. Quindi non saranno in grado di bloccare le istituzioni europee, come molti loro esponenti hanno proclamato in campagna elettorale.

E’ importante poi ricordare che per dar vita ad un gruppo politico è necessario rispettare 3 parametri: un minimo 25 parlamentari, provenienti da almeno 7 paesi e con una omogeneità politica confermata anche nelle votazioni, che non devono essere costantemente difformi rispetto alle decisioni del gruppo. Allo stato attuale solo la destra conservatrice dell’ECR può vantare questi requisiti, mentre gli euroscettici dell’EFD ancora non hanno raggiunto questo obiettivo che però è a portata di mano. Sono invece molto lontani dal secondo requisito, quello dei rappresentanti dei 7 paesi diversi, gli esponenti della destra radicale EAF. Riuscire a formare un gruppo parlamentare a Strasburgo è importante, perché si hanno più risorse economiche e molti vantaggi nell’azione parlamentare.

Un altro dato significativo è il fatto che molte delle formazioni più estremiste provengono dai paesi dell’Europa Orientale ex comunista, dove da tempo spirano venti di estrema destra.

Se l’ondata populista quindi ha sostanzialmente ha fallito il suo obiettivo di non far funzionare l’Unione Europea, tuttavia non va sottovalutato il fatto che rispetto alla precedente legislatura le forze antieuropee si sono triplicate. Ed è quindi una linea di tendenza che dovrebbe destare allarme.

Ma l’effetto più destabilizzante è stato non sul versante dell’europarlamento, ma sui governi nazionali. Almeno 5 paesi chiave dell’UE  (Francia, Gran Bretagna, Grecia, Belgio e Danimarca) hanno avuto fortissimi contraccolpi sui loro esecutivi in conseguenza dell’affermazione di forze populiste. E almeno una dozzina di paesi su 28 devono fare i conti con una tendenza crescente di movimenti antisistema e anti-UE.

Per questo l’Europa sarà finalmente costretta a cambiare strada, se vorrà sopravvivere a sé stessa.

 

 

 

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