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I resoconti  della visita della Cancelliera all’Expo di Milano sono il compendio di quasi tutti i vizi della politica e del giornalismo italiani ed europei.

Innanzitutto il vizio, tutto nostrano, di chiedere ad Angela Merkel di dare i voti alle cose che facciamo. Salvo poi contestare con forza l’arroganza dei tedeschi che si permettono di dare le pagelle agli altri paesi. E qui entra in ballo il secondo vizio, questa volta tutto europeo: quello cioè di fare grande professione di amicizia e di simpatia negli incontri diretti, ricominciando poi a spararsi cannonate nel momento stesso in cui ciascuno torna a casa propria.

Abbiamo sentito con le nostre orecchie almeno una dozzina di volte la Cancelliera definire “impressionanti” i progressi dell’Italia, negli incontri con Berlusconi (sì, anche con Berlusconi), con Monti, con Letta e con Renzi, salvo poi scoprire che da Berlino le riforme italiane venivano costantemente giudicate fiacche e insufficienti.

Anche all’Expo 2015 il copione si è ripetuto. Con l’aggiunta di un altro tic, questa volta tipico della stampa italiana: quello di celebrare, al termine di ogni incontro bilaterale, la nascita di un “asse”, in questo caso italo-tedesco, in altri casi italo-francese o italo-britannico, o anche italo-polacco.

La realtà è molto diversa. La Germania non ha bisogno di assi. L’ultimo vero direttorio, quello franco-tedesco, è morto nel 2012 con l’uscita di scena di Nicolas Sarkozy ed ha portato devastazione e rovina in Europa. Oggi la Germania, proprio grazie agli errori francesi, è sola al comando del Continente, e non ha più bisogno di creare rapporti privilegiati con nessuno. Solo rapporti di buon vicinato, purché non mettano in discussione gli interessi di Berlino. È bene esserne consapevoli, per non farsi troppe illusioni.

 

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