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GIà nel 2011 l’allora premier greco, il socialista Gerge Papandreou, compì un clamoroso suicidio politico indicendo un referendum sull’austerity, poi fatto abortire dall’Europa. Tsipras forse sta ripercorrendo la stessa strada.

Pochi se ne ricordano. Ma quattro anni fa il referendum sulle misure di austerità imposte dalla Troika ad Atene portò alla fine quasi immediata dell’esecutivo e della carriera del rampollo di una delle più potenti famiglie politiche greche, quella dei Papandreou. Era il 30 ottobre 2011. Papandreou, eletto premier nel 2009 con una maggioranza che diventava ogni giorno più fragile e problematica, si trovò di fronte ad un dilemma davvero drammatico, abbastanza simile a quello di

L'ex premier Papandreou fra Merkel e Sarkozy
L’ex premier Papandreou fra Merkel e Sarkozy

fronte al quale oggi si trova Tsipras: cedere alla Troika e salvare il paese, o resistere, assumendosi la reponsabilità del tracollo finanziario della Grecia. La differenza fra ieri e oggi è che il piano della Troika era repressivo e puntiivo, fatto di tagli all’organico e agli stipendi dei dipendenti pubblici e di pesantissime privatizzazioni, mentre quello di oggi non contempla né tagli né privatizzazioni.

Per uscire dall’impassae, Papandreou, come oggi Tsipras, decise di rivolgersi al popolo, indicendo un referendum sulle misure porposte da quelli che oggi si chiamano creditori. Il referendum non si fece mai, in seguito ad una serie di odiose manovre politiche ordite da Bruxelles, Berlino e Parigi, mentre Papandreou, neanche una settimana dopo, fu costretto a lasciare il posto ad un tecnocrate.

La storia potrebbe tornare di attualità. Chiamare i cittadini a decidere sul proprio futuro è un bellissimo atto di civiltà e democrazia, ma è anche il segno di una spaventosa impotenza del governo, che si dimostra incapace di mantenere le mirabolanti promesse fatte in campagna elettorale e non riesce a domare la parte più rumorosa e ribelle della propria maggioranza. Per questo, ha bisogno del consenso del proprio popolo. O piuttosto di farsi scudo di esso.

Tsipras non verrà dimesso da Bruxelles, Berlino e Parigi; i tempi per fortuna sono cambiati, come anche alcuni dei

Il premier greco Tsipras
Il premier greco Tsipras

protagonisti. Ma potrebbe essere licenziato dal proprio popolo, se vincessero di “sì”. Oppure potrebbe trascinare il suo paese verso un baratro di cui già si intravvedono i contorni, se vincessero i “no”. Perché è fin troppo chiaro che se il referendum rifiuterà il pacchetto di proposte avanzate da Bruxelles, gli europei non avranno alcun interesse a fare ulteriori concessioni ad un governo che ha perso la fiducia di tutti i partner UE e che mostra con arroganza di non voler rispettare gli impegni assunti con i creditori.

In ogni caso la tragedia greca è destinata a continuare, ed il popolo greco a restare in balìa di una classe politica inetta, che antepone gli interessi di partito a quelli del paese.

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