Londra minaccia la UE: senza riforme ce ne andiamo

Senza le riforme, Londra lascerà l’Unione Europea. E’ l’ultimo avvertimento lanciato dal governo conservatore inglese a Bruxelles e agli alleati europei perché ci sia un’inversione di marcia. Ma è una minaccia credibile? E quali conseguenze potrebbe avere sul Regno Unito e sul resto del continente europeo?

A lanciare l’ultimatum è stato il Cancellliere dello Scacchiere (ministro delle Finanze britannico), George Osborne, parlando ad un forum del think-tank euroscettico inglese Open Europe, in corso a Bruxelles. Ed anche il contesto deve aver contribuito ad alzare i toni del suo intervento. Ma la minaccia non può essere sottovalutata, perché da tempo, per ragioni politiche prima che economiche, si addensano nubi tempestose nei rapporti fra Londra e Bruxelles.

Le elezioni del 2015 si avvicinano, e Cameron non vuole lasciare tutta la scena politica al populista di Nigel Farage, leader del partito euroscettito UKIP, dato in forte crescita elettorale. E così il premier si è lanciato in una rincorsa senza fine alle posizioni più oltranziste, seguito da buona parte del suo partito e assecondato dagli umori sempre più antieuropei di una larga fetta dell’opinione pubblica. Già prima della polemica di fine anno con Bruxelles sul libero ingresso nel Regno Unito dei lavoratori polacchi e rumeni, già un anno fa Cameron fece sapere di voler rinegoziare con Bruxelles i termini della partecipazione del suo paese all’Unione Europea.

Su tutto poi pende il referendum sull’Europa che i conservatori vorrebbero far svolgere nel 2017, se vinceranno le politiche del prossimo anno.

In questo contesto di rapporti già deteriorati si inserisce la nuova minaccia di Osborne. «L’Europa deve decidere: riforme o declino» ha detto il ministro delle finanze. «Se non si riesce a proteggere gli interessi collettivi degli stati che non fanno parte dell’Eurozona (come il Regno Unito, ndr)-ha aggiunto- allora si metterebbero questi paesi di fronte ad una scelta: o entrare nell’area della moneta unica, cosa che noi non vogliamo fare, o lasciare l’Unione Europea».

La prospettiva di abbandonare l’Europa preoccupa comunque la business community britannica, perché un neo-isolazionismo del regno Unito potrebbe avere notevoli costi economici e finanziari. La partita è appena agli inizi e Cameron si muove con prudenza a Bruxelles ma con spigliata determinazione in casa propria. E forse conta ora di trovare sul proprio cammino, come possibili alleati, altri paesi come la Germania, l’Olanda e i paesi del nord Europa, anch’essi impegnati a chiedere «riforme» europee. Sarebbe bene mettere le carte sul tavolo, e chiarire quali sono queste «riforme» e se tutte puntano allo stesso obiettivo.

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