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I risultati delle elezioni in Spagna sono la conferma di un malessere generalizzato della politica nei 28 paesi che compongono l’Unione europea. Ecco il quadro aggiornato della situazione.

In due paesi dell’Est, Polonia e Ungheria, sono al potere partiti xenofobi, nazionalisti ed anti-europeisti, che hanno fatto della lotta agli immigrati, e ai rifugiati la loro nuova bandiera. Ed anche nella civilissima Danimarca la politica del governo rincorre gli slogan anti-immigrati dei movimenti di estrema destra

In ben 13 dei 19 paesi dell’Eurozona il governo è co-gestito da grandi coalizioni destra-sinistra. A parte il caso del tutto anomalo della Germania, negli altri casi la condivisione del potere fra forze politiche di opposto orientamento si è resa necessaria per la fortissima pressione di movimenti che si possono in varia misura definire populisti. Movimenti che costringono i partiti tradizionali ad allearsi fra loro passando sopra le loro storiche divisioni ideologiche e politiche.

In due paesi, Portogallo e Svezia, c’è una situazione di forte instabilità politica, con governi di minoranza e la prospettiva di nuove elezioni a breve.

La Spagna, dopo il voto di domenica, è un rebus per il quale non si intravvedono che soluzioni pasticciate e temporanee, o nuove elezioni a breve.

La Francia ha dovuto mettere in campo un’inedita desistenza fra socialisti e repubblicani per tentare di arginare l’avanzata del Front National.

A ben vedere, a parte la Germania, e un paio di minuscoli Stati come l’Estonia e la Slovacchia – che hanno però altri problemi -, tutta l’Unione europea è in fortissima sofferenza politica e sotto la minaccia costante dell’avanzata del fronte del populismo.

Il solo paese che gode di buona salute è il Regno Unito. Peccato che non veda l’ora di andarsene dall’Unione!

In queste condizioni, prima di essere costretti ad assistere impotenti alla fine della moneta unica e ad un inevitabile declino della stessa UE, sarebbe necessario che i governanti europei si facessero venire qualche idea per uscire dal pantano. Certo è che se l’unica ricetta proposta da Bruxelles e Berlino è il rigore tedesco, non si può pensare che l’Europa possa ancora scaldare i cuori dei popoli europei.

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