SHARE

Molti recenti sondaggi di opinione confermano che gli italiani, nonostante tutto, sono in maggioranza favorevoli all’Europa. Ma l’ultimo rapporto annuale della Commissione europea, uscito proprio in questi giorni, ci dice che siamo sempre più indisciplinati e poco inclini a rispettare le regole comunitarie.

Il rapporto si sofferma su un tema che per noi è davvero una bestia nera: i ritardi nel recepimento delle direttive comunitarie, cioè le norme dettate da Bruxelles che poi vanno “tradotte” nella legislazione dei singoli stati. Per il secondo anno consecutivo, infatti, al nostro paese va la maglia nera dell’Europa a 27: 99 casi di infrazione aperti, 58 avviati nel solo 2012, Peggio della Spagna, che ne ha 91 e della Polonia, 82.

Anche se in cima alla lista nera, siamo comunque in buona compagnia: al pari della Spagna c’è infatti il Belgio, cuore dell’Europa, che viene subito dopo l’Italia con 91 infrazioni nel 2012: ma, spiega la Commissione, il mancato recepimento delle direttive è causato dall’eccessiva frammentazione istituzionale di quel paese iper-federalista. E’ interessante tuttavia notare che anche la nazione che probabilmente si ritiene la più virtuosa d’Europa, la Germania, ha collezionato 61 casi di infrazione, e la Francia 63. Le più virtuose fra i 27 (la Croazia è entrata nella famiglia europea come 28esimo paese membro solo nel gennaio scorso) le tre piccole ma aggressive e competitive repubbliche baltiche, Lituania, Lettonia ed Estonia.

Tornando agli affari di casa nostra, qualche motivo di soddisfazione si può trovare nel rapporto della Commissione, se guardiamo alla situazione negli anni precedenti. C’è stato infatti un calo significativo sia rispetto al 2011 (135 casi) che al 2010(128).

Le infrazioni alle regole europee non sono solo un parametro per misurare l’affidabilità di un paese, perché, come abbiamo visto, tutti i grandi paesi fondatori sono in diversa misura poco inclini a recepire con rapidità le direttive UE. Se i paesi non si adeguano, la Commissione è autorizzata dalle norme introdotte dal Trattato di Lisbona, a deferire il paese inadempiente davanti alla Corte di Giustizia Europea, che alla fine di un procedimento di solito piuttosto lungo e complesse può comminare sanzioni anche molto salate.

L’Italia nel 2012 è stata deferita per tre volte davanti alla Corte del Lussemburgo: ma anche qui, se proprio vogliamo consolarci, c’è stato un miglioramento rispetto alle 4 casi procedure avviate nel 2011. Visto che il recepimento delle direttive UE non è un optional, ma un obbligo imposto anche con sanzioni, perché non provvedere per tempo? Si eviterebbe così anche di essere dipinti dalla stampa internazionale (qui un articolo sull’argomento del Wall Street Journal) come i soliti italiani, inaffidabili e superficiali.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here