SHARE

Lo sanno in pochi e fra quei pochi la maggior parte se ne era dimenticata. Ma in Libia l’Europa c’è già da quasi un anno, con una missione direttamente inquadrata nelle competenze dell’Alto Rappresentante della politica estera e della sicurezza, Catherine Ashton. Si tratta di una struttura in parte segreta, denominata EUBAM Libya, acronimo inglese che sta per European Union Integrated Border Management Assistance Mission in Libya, cioè Missione dell’Unione europea per l’assistenza al controllo integrato dei confini in Libia. Non si tratta di una missione operativa, ma di intelligence e sopratutto di formazione per ufficiali libici che si occupano del controllo delle frontiere.

La missione, che aveva suscitato all’inizio un qualche interesse, e della quale ci siamo occupati in un post del 25 ottobre 2013, è stata decisa dai capi di stato e di governo dei 28 paesi dell’UE nel maggio dello scorso anno, anche se è diventata operativa a fine anno. Ha una durata iniziale di 2 anni ed un costo annuo di ben 30 milioni di euro, con il supporto di un centinaio di funzionali internazionali. Il costo esorbitante della missione si giustifica con il fatto che vengono utilizzate le più moderne tecnologie informatiche e satellitari ma anche in  considerazione della situazione del paese, che richiede rigide misure di sicurezza.

Scopo principale di EUBAM Libya (leggi qui, in inglese, una quadro generale del suo mandato), è, come dice il mandato istitutivo, «supportare le autorità libiche nel miglioramento e nello sviluppo della sicurezza dei confini del paese». Confini marittimi, ma anche terrestri ed aerei. Anche se la natura europea della missione lascia supporre, come in effetti è, che l’attenzione maggiore venga riservata al controllo dei 1700 km della costa del paese africano, diventato ormai una polveriera. E proprio il 13 aprile scorso si è concluso l’ultimo corso di addestramento per militari della Guardia Costiera Libica realizzato da EUBAM.

Quanto sia stato inefficace l’impegno di questa missione europea sono i dati a dimostrarlo, Nello scorso mese di aprile, proprio quando si concludeva l’addestramento degli addetti libici alla sorveglianza delle coste, c’è stato un incremento degli sbarchi in Italia del 6000% (non è un errore, seimila per cento) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, passando da 1838 nel 2013 a ben 13998 dello scorso aprile. Sono dati ufficiali resi noti in commissione esteri a Palazzo Madama nei giorni scorsi dal prefetto Giovanni Pinto, direttore centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

E’ evidente che una missione come EUBAM Libya ha una sua specifica ragion d’essere, e rappresenta comunque una presenza europea in una polveriera pronta ad esplodere. Ed è anche evidente che missioni così ad alto rischio impegnano risorse importanti e che i risultati si possono vedere solo nel tempo.

Ma, senza cedere alla demagogia davvero rivoltante su questa materia, c’è da chiedersi se quei soldi, 30 milioni di euro l’anno per due anni, siano davvero spesi bene, se i risultati siano all’altezza delle aspettative. O se non sia meglio cambiar strada, provando magari ad “europeizzare” la missione Mare Nostrum che oggi è interamente sulle spalle dell’Italia e che costa ben 9,3 milioni di euro al mese. Un impegno che certamente non potrà andare avanti all’infinito.

1 COMMENT

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here