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La designazione a maggioranza di Jean-Claude Juncker  (26 a favore, 2 contro, cioè Gran Bretagna e Ungheria) come nuovo presidente della commissione europea rompe il tabù dell’unanimismo che per decenni ha governato, con effetti disastrosi, la politica europea. Da oggi si cambia registro, l’Unione entra in una fase di maturità. I leader europei continueranno a ricercare il massimo del consenso, ma non necessariamente l’unanimità.

Nessun organismo complesso, come lo è l’Europa di oggi formata da  28 paesi, può funzionare con il meccanismo del voto all’unanimità, perché questo sistema concede a ciascun singolo paese la facoltà di esercitare il diritto di veto, bloccando cioè con il proprio “no” una decisione assunta dalla maggioranza quasi assoluta dei componenti del Consiglio. È vero che in passato i leader europei hanno assunto le decisioni più importanti sempre per consenso. Ma a quale prezzo? Al prezzo di defatiganti compromessi che alla fine hanno frenato di molto il cammino dell’Europa.

Per questo fra le novità più importanti introdotte dal Trattato di Lisbona, c’è il voto a maggioranza qualificata, un sistema che assegna a ciascun paese un pacchetto di voti in relazione al prorprio peso demografico, senza però schiacciare i più piccoli. Per saperne di più sul sistema di voto a maggioranza qualificata, leggi la nostra scheda sul funzionamento del Consiglio europeo.

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