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Dopo essersi autoassolta dalle critiche di Bruxelles e di Washington per il surplus commerciale tedesco che frena la ripresa dell’economia europea, la Germania procede senza esitazioni verso la creazione di una nuova camicia di forza che rischia di ingessare l’Eurozona in una nuova gabbia di regole e sanzioni. Stiamo parlando dei “contractual arrangements”, la proposta che la Cancelliera ha fatto inserire nel documento finale dell’ultimo Consiglio europeo, e che dovrebbe essere discussa nel prossimo vertice di Bruxelles del 19 e 20 dicembre.

Cosa sono questi “contratual arrangements”? Ne abbiamo parlato più volte su questo blog, accogliendo anche un allarmato appello a Letta del Professor Gustavo Piga. Si tratta in sostanza di un forma di controllo rafforzato che la Commissione europea sarebbe chiamata a svolgere in un rapporto diretto e continuativo con i paesi “indisciplinati” (noi siamo fra questi), controllando preventivamente che i bilanci e la competitività corrispondano agli impegni assunti dai singoli paesi con Bruxelles.

Questo progetto sta procedendo con quella determinazione teutonica che riesce a travolgere ogni ostacolo. Queste le ultime novità. La stessa Cancelliera, ad una conferenza della Süddeutsche Zeitung ha detto che la Germania è pronta a portare avanti una riforma dei Trattati «per consentire una cooperazione istituzionale basata sul cosiddetto metodo comunitario e non solo sull’azione a livello intergovernativo». Che significa? Non è uno slancio (che sarebbe auspicabile) verso un’Europa meno intergovernativa e più comunitaria da realizzare in un processo di cambiamento dei Trattati europei, ma ancora una volta una riproposizione dei “contractual arrangements”. Il senso di tutto questo lo suggerisce il sito del think tank britannico Open Europe. Lo scopo è di trasformare la Commissione Europea, massima espressione del “metodo comunitario” auspicato dalla Merkel, in una sorta di «polizia per le riforme strutturali».

Una definizione forse brutale, ma confermata anche dalle prime mosse di Bruxelles su impulso tedesco. La Commissione europea infatti è già al lavoro allo scopo di riempire di contenuti quest’idea di “reform contracts”, altra denominazione dei “contractual arrangements”. L’idea di fondo è sostituire l’attuale sistema sanzionatorio con un meccanismo di tipo preventivo. Il sistema attuale delle raccomandazioni e delle sanzioni ai paesi che violano i parametri non funziona. Meglio sostituirlo, pensano a Bruxelles, con una meccanismo che consenta di prevenire il rischio che un paese entri in una “zona di pericolo” che renderà poi sempre più difficile il rispetto degli impegni con l’Europa. Il caso della Grecia è sotto gli occhi di tutti.

Come se non bastasse, un altro dei paladini del rigorismo nordico, Jeroen Dijsselbloem, numero 1 dell’Eurogruppo, ha voluto dar prova di maggiore rigidità rispetto alla Cancelliera, asserendo che «non gli sembrerebbe una buona idea proporre un “premio” in cambio delle riforme. Io penso invece che bisognerebbe legare la concessione di un tempo supplementare per correggere i deficit di bilancio (il riferimento è alla Francia) a condizioni più stringenti in termini di riforme. Io di dò più tempo se tu acceleri le riforme; e se un paese fallisce questo obiettivo, la Commissione europea dovrebbe poter chiedere di più in termini di correzione di bilancio». Insomma il giovane leone olandese aspira a diventare un campione dell’ideologia dell’austerity fine a sé stessa.

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