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Ipnotizzati da alcuni apprendisti stregoni, molti italiani si sono convinti che l’Europa sia all’origine di tutti i mali del nostro tempo. “Bruxelles” è spesso paragonata ad un Super-Stato, una vorace divoratrice di sovranità che con le sue regole detta arbitrariamente legge in casa altrui. Vecchi pregiudizi , alimentati ad arte, hanno preso il posto di giudizi più maturi e meditati sui popoli e sui paesi che condividono con noi la casa cosa comune europea.

Che l’Europa non sia perfetta è evidente. Che si possa e si debba migliorare è altrettanto evidente. È perfettamente lecito anche essere contrari all’idea di Europa unita e di moneta unica. Quel che non è corretto è contrabbandare l’idea che – visto che “quest’Europa non ci piace”, come dice spesso il vicepremier Salvini – allora la distruggiamo e ne ricostruiamo un’altra su basi nuove: un’Europa “perfetta”.

È bene esser coscienti che se si disintegra questa UE, non ce ne sarà un’altra, magari più bella e perfetta. L'”Europa dei popoli” propagandata  dai sovranisti è  un’illusione: si risolverebbe solo in un tragico ritorno agli Stati nazionali. La perfezione in politica è un’utopia pericolosa. Bisogna sempre tener presente il mito greco delle figlie di Pelia, che furono convinte dalla maga Medea a fare a pezzi il vecchio e adorato padre per poterlo riavere di nuovo giovane e perfetto. Naturalmente il vecchio genitore scomparve per sempre.

L’Europa non è nata per capriccio, ma per necessità e per scelta lungimirante. Non solo per assicurare la pace fra le nazioni che per secoli si erano combattute ferocemente, ma per aumentare la prosperità dei popoli europei e per garantire alcuni fondamentali diritti sociali e politici ai suoi cittadini. Missione largamente compiuta, anche se le ferite della Grande Recessione e di una gestione, certo non troppo lineare, della crisi, hanno alimentato un senso di sfiducia da parte di larghi strati della popolazione nei confronti delle istituzioni comuni e, più in generale, della politica tradizionale.

Ma l’Europa serve oggi più di ieri. E la ragione ce l’ha ricordata recentemente il ministro degli esteri di questo governo, Moavero Milanesi: nel 2035, ha detto, nessuno degli Stati europei, presi singolarmente – quindi neanche la prospera Germania – potrà più far parte del G7, il Gruppo dei 7 Paesi più industrializzati del mondo.Gli equilibri geopolitici ed economici del mondo di sono spostati verso est.  Solo l”Europa Unita potrà avere un peso nell’economia globalizzata di un futuro ormai prossimo.

I sovranisti si mettano l’anima in pace e la smettano di illudere gli elettori: non c’è un futuro nel ritorno ad un nazionalismo identitario ed al protezionismo. C’è solo il passato, orrendo. Che sarebbe meglio seppellire per sempre insieme ai suoi fantasmi che oggi minacciano di ritornare.

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