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Quanto costa il variopinto universo politico che ruota intorno all’europarlamento di Strasburgo? E chi beneficia delle sovvenzioni previste a sostegno dell’azione di partiti, gruppi e fondazioni pan- europei? Abbiamo cercato di capirne di più, scavando nei bilanci e nei documenti ufficiali e no dell’Unione Europea.

1,7 miliardi il costo dell’Europarlamento

Il costo del parlamento europeo (PE), nelle previsioni di bilancio per il 2014, è di poco superiore ad 1,7 miliardi di euro. Una cifra enorme, ma che in realtà rappresenta solo l’1% dell’intero bilancio comunitario. Una parte considerevole di queste spese (pari al 35%) è destinato al personale: sono circa 6000 i dipendenti distribuiti nelle 3 sedi del PE: Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo, e fra di essi una schiera di migliaia di traduttori e interpreti, necessari per evitare che le istituzioni comunitarie si trasformino in una specie di insulsa torre di Babele. Il 27% è destinato alle spese degli eurodeputati, tra stipendi, trasferte, uffici e assistenti personali.

Ai gruppi politici va invece un 6% della quota di bilancio destinata al PE, che corrisponde a poco più di 100 milioni. Qui trovi ulteriori informazioni sul funzionamento del parlamento europeo e sulle voci di bilancio.

Anche se il PE costa circa 3,8 euro l’anno (contro i 27 del parlamento nazionale) per ciascuno dei 500 milioni di cittadini europei, non c’è dubbio che una accurata spending review consentirebbe di risparmiare cifre considerevoli da destinare magari ad altre voci del bilancio comunitario, o alla riduzione della pressione fiscale sui contribuenti europei. E visto che si parla tanto in Italia di riduzione dei costi della politica, perché non trasferire queste buone intenzioni anche in Europa?

In realtà questo processo di ridefinizione delle regole sui costi e sulla gestione dei gruppi parlamentari è già in corso. Se ne è occupato l’Europarlamento poco prima della fine della legislatura e le nuove norme dovrebbero entrare in vigore nel 2018. Non c’è da stupirsi; i tempi della politica europea sono sempre lunghissimi. Queste norme prevedono più controlli sulle spese, più spazio per le donazioni dei privati, e il rispetto dei valori fondamentali dell’Unione europea. Una norma quest’ultima contestata dagli euroscettici di Farage.

Regole e soldi per gruppi e partiti

Il ruolo centrale dei partiti politici europei è riconosciuto dal Trattato sull’Unione europea, art 10, par. 4, come un importante fattore di integrazione: essi infatti «contribuiscono a formare una coscienza europea e ad esprimere la volontà politica dei cittadini dell’Unione». Ai pariti sono collegati i gruppi parlamentari, ma non necessariamente coincidono con essi: ci possono essere ad esempio gruppi che fanno riferimento a più partiti. Un ruolo importante viene poi riconosciuto alle fondazioni, entità che spesso operano come think thank e che svolgono ricerche o organizzano iniziative politiche e promozionali. Tutte queste entità, cioè gruppi, partiti e fondazioni sono in diversa misura e con diverse modalità finanziate dal PE.

Dal 2004 i partiti politici europei ricevono finanziamenti dal PE sotto forma di fondi operativi. Essi coprono fino all’85% delle spese riconosciute e documentate di ogni singolo partito, mentre il restante 15% viene coperto da fondi propri, come donazioni o autofinanziamento.

Le sovvenzioni UE devono essere utilizzate solo per precise finalità, come organizzazione di incontri e conferenze, spese di viaggio per il personale, pubblicazioni studi e pubblicità, o per l’organizzazione di una campagna elettorale per le europee. E’ invece vietato utilizzare questi finanziamenti pubblici a sostegno di campagne elettorali nazionali, o di partiti nazionali, o ancora per il pagamento di debiti o interessi.

Per la formazione di un gruppo parlamentare è necessario il rispetto di alcune precondizioni: il gruppo infatti deve essere composto da almeno 25 deputati, provenienti da ¼ degli stati membri (quindi 7 paesi sui 28 che oggi formano l’UE). Ma spesso si dimentica che esiste un’altra precondizione, molto “politica”, ma assai importante, che è quella fissata dall’art 2 del citato Trattato sull’Unione europea:

L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini.

E’ facilmente prevedibile che questo articolo sarà molto citato nel corso della nuova legislatura, che ha portato in Parlamento molte forze politiche xenofobe e razziste.

Finanziamenti a go-go?

Per avere un’idea del volume dei finanziamenti europei a partiti e gruppi, è sufficiente esaminare questo documento ufficiale del PE sulle sovvenzioni ai partiti politici pan europei dal 2004 al 2014.

Salta all’occhio una un’impennata dei finanziamenti negli ultimi anni. Prendendo ad esempio il partito più grande, quello dei popolari europei (PPE) si è passati dai 6.482.715 euro del 2012, ai 9.450.842 dell’anno in corso.  E il secondo partito, qello dei socialisti europei, nello stesso periodo è passato da 4.323.313 a 6.376.706 euro.

Anche gli euroscettici attingono a piene mani dalle casse dell’europarlamento. Odiano i burocrati di Bruxelles, ma non i soldi pubblici che l’Europa dispensa nella speranza di far avanzare il processo di integrazione europea, che sembra ormai inceppato. Il gruppo di Cameron, l’ECR, diventato terzo gruppo nelle ultime elezioni, ha ottenuto sovvenzioni per oltre 1 milione 130 mila euro nel 2012 e di 2 milioni di euro per il 2014.

C’è da chiedersi se questi soldi davvero aiutino lo sviluppo di una coscienza politica pan-europea, come auspicato dai Trattati. A giudicare dall’affermazione delle forze centrifughe ed euroscettiche alle elezioni del 25 maggio si direbbe di no. Eppure, nonostante tutto, la democrazia europea, i principi di solidarietà e di giustizia hanno ormai messo radici solide e profonde in Europa, il continente certamente più avanzato al mondo sul piano del rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali, della promozione della pace. Spesso ce ne dimentichiamo, distratti dalle urla del demagogo di turno contro il centralismo burocratico e le politiche di rigore di Bruxelles.

Eppure, se queste virtù europee continueranno, nonostante tutto, a svilupparsi, allora quei soldi alla fine saranno ben spesi.

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