Grazie a twitter Atene si prende la rivincita su Berlino

Comunque vada a finire la vicenda della Grecia, c’è già un grande vincitore nella gravissima crisi che riguarda Atene e che tiene l’Europa e il mondo con il fiato sospeso: è twitter, il social che si è imposto per la prima volta sulla scena europea come il vero protagonista di una grande battaglia politica.

Per gli Stati Uniti non è certo una novità. Nella campagna elettorale per il secondo mandato, Obama fece uso a man bassa dei messaggini istantanei, raggiungendo la cifra record con il suo account, @BarackObama, di 57 milioni di follower. Il suo primato è insidiato dai nove account di Papa Francesco (@Pontifex) che ha attualmente 20 milioni di follower, con un record di 10.000 retweet per ogni messaggio in lingua spagnola (Obama si ferma  a poco più di 1200). Secondo un’indagine annuale resa nota lo scorso aprile dal Twiplomacy e realizzata da Burson-Marsteller, negli ultimi 4 anni è notevolmente aumentata la domanda di account twitter da parte dei governi al punto che oggi  l’86% dei 193 Governi che sono parte delle Nazioni Unite sono attivi su Twitter. 172 capi di Stato e di Governo dispongono di un profilo personale e solo 27 Paesi, per lo più del continente africano e dell’area Asia-Pacifica, non utilizzano il social network.

Quel che stupisce nei risultati di questa ricerca è che nella lista dei leader mondiali che utilizzano il social non ci sia ai primi posti alcun europeo, se si eccettua il caso della premier norvegese Erna Solberg. Ma quel che sorprende ancora di più è che né la Cancelliera Merkel, né il suo ministro delle Finanze, Schäuble, hanno neppure un account Twitter ufficiale.

La cosa è per lo meno curiosa ed attiene al profilo culturale ed umano dei due personaggi, esponenti di una politica solida e austera (non solo nella gestione dei conti pubblici) fino al punto di diventare un po’ tetra, che comunque non concede nulla all’individualismo né agli slanci di fantasia.

Dalla parte opposta c’è la Grecia, dove la giovane e confusionaria gestione di Syriza ha avuto il merito per lo meno di rinnovare il linguaggio e gli strumenti di comunicazione. A parte l’immaginifico e sgargiante ex ministro Varoufakis, autore di tweet ineguagliabili come quello che annuncia le sue dimissioni, o fa campagna per il “no” al referendum (“Il NO è un gigantesco, grande SI ad un’Europa democratica e razionale!”)varoufakis, anche Tsipras ha scandito i ritmi della crisi e degli innumerevoli colpi di scena nella trattativa ricorrendSchermata 2015-07-11 alle 15.10.08Schermata 2015-07-11 alle 15.10.22o alle 140 righe. Nel primo tweet, tratto dal discorso all’Europarlamento, scrive: “Il mio paese è stato usato come esperimento per l’austerità. L’esperimento, bisogna ammetterlo, è fallito“. Nel secondo afferma: ” La maggioranza del popolo greco crede che non ci sia altra scelta se non quella di smetterla di percorrere questa strada che non porta da nessuna parte”.

Insomma, nella contesa fra Germania e Grecia è emerso un insospettabile digital divide, un divario digitale, in favore della Grecia. Ma la Germania non è tutta l’Europa. Molti leader UE, anche tradizionalisti e vecchio stile, come Hollande e Juncker, hanno “digitato” moltissimo sulle tastiere dei loro telefonini e dei loro tablet nel corso del lungo negoziato con Atene. In particolare il presidente della commissione è stato attivissimo e puntuale nell’informare il pubblico più vasto degli ultimissimi sviluppi della trattativa, avendo il merito di eliminare ogni zona d’ombra su possibili inciuci o accordi sottobanco fra la Commissione e il governo greco. Tutto è avvenuto alla luce del sole, e forse per la prima volta un negoziato politico non si presta a sotterfugi e malevole interpretazioni tipiche di un accordo tradizionale.

Ne va dato merito in particolare a Juncker, l’ultimo dei grandi eurosaur. L’uomo che appena quattro anni fa tessé l’elogio della “segretezza”, al termine di una riunione riservata dell’Eurogruppo, di cui era al tempo presidente, in un castello del Granducato di Lussemburgo; una riunione dedicata, guarda caso, all’eterna crisi greca.

Sarebbe interessante analizzare quanto l’uso dei social in un paese arretrato come la Grecia abbia influito sul successo elettorale dell’estrema sinistra di Tsipras. Potrebbe sembrare una contraddizione e invece non lo è. I 140 caratteri e la loro istantanea fruibilità ne fanno lo strumento ideale per diffondere messaggi semplici e immediati (anche nel senso di non mediati), di forte impatto: insomma, slogan di facile digeribilità che poi raggiungono l’utente finale, anche sprovvisto di internet, attraverso i mezzi tradizionali: tv, radio, giornali, o addirittura passa parola.

Twitter, come, in misura minore Facebook, sono dunque i veri trionfatori di questa battaglia infinita per soccorrere la Grecia. I messaggini hanno avuto il merito di rendere trasparenti i corridoi più segreti delle istituzioni europee: ed è un successo per la democrazia e la libertà di tutti. Ora bisogna compiere il passo più importante: salvare Atene da sé stessa, dalla propria classe politica e dai tanti falchi che si annidano nelle cancellerie dei paesi del nord e che non aspettano altro che ghermire la preda, anche a costo di mandare in frantumi l’Europa. La battaglia non sarà facile, ed è tutt’altro che finita,

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