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Non c’è nulla di più odioso della propaganda antisemita, ma non c’è nulla di più stupido dell’idea che la censura di Stato possa fermare quella propaganda. E’ vero il contrario: semmai la alimenta in maniera esponenziale. Basta guardare il caso del comico Dieudonné M’bala M’bala, 47 anni padre camerunense e madre francese, divenuto assai popolare in Francia per aver inventato la “quenelle”, un gesto che a qualcuno ricorda il saluto nazista all’inverso.

Un artista mediocre, dicono in molti, che comunque propaganda idee dichiaratamente antisemite e antisistema, è diventato una star di prima grandezza nel suo paese sopratutto grazie ad una macchina mediatico-giudiziaria che Dieudonné e i suoi avvocati hanno saputo mettere in moto. Ci sarebbe molto da dire, ed è giusto rifletterci sopra, sul rapporto fra comicità e potere, un tema che sia pure con contenuti assai diversi, riguarda anche il nostro paese.

Un  manifesto di Dieudonné
Un manifesto di Dieudonné

Ma è singolare che nella patria di Voltaire venga perseguito ciò che, comunque lo si voglia giudicare, è sostanzialmente un reato di opinione. E le opinioni si possono non condividere, o addirittura aborrire, ma è pericoloso censurarle.

La vicenda francese, a ben guardare, solleva due ordini di problemi. Uno giuridico, l’altro di opportunità politica. In Francia, come in Italia, ci sono delle leggi che puniscono l’incitamento all’odio, e, specie l’ultimo spettacolo di Dieudonné, Le Mur, Il Muro, rientra senza dubbio in questo genere di rappresentazioni.

Perché, come ha scritto sul quotidiano Le Monde lo storico Michel Drayfus «la libertà di espressione è un imperativo indiscutibile, ma non deve portare ad un relativismo in nome del quale tutte le opinioni sono valide». E nella cultura francese, questo è un aspetto fondamentale. Il già citato Voltaire, nel suo Trattato sulla Tolleranza, auspica un mondo in cui la tolleranza sia estesa a tutti gli abitanti del pianeta ed a tutte le opinioni, escludendo però il fanatismo, «che turba la società». «Bisognerebbe dunque che gli uomini per meritare la tolleranza – scrive Voltaire – comincino col non essere fanatici».

Nel mirino del filosofo illuminista c’era sopratutto il fanatismo religioso dell’Inquisizione. Ma le teorie negazioniste, che cioè ritengono che la Shoah e le camere a gas siano un’invenzione, non sono l’espressione di una forma di fanatismo etnico-religioso? E le sentenze di tre tribunali, che hanno impedito la rappresentazione di Le Mur, confermate dal consiglio di stato indicano con chiarezza quale sia l’orientamento generale della giustizia francese, sostenuto anche dalla politica ed con discrezione dallo stesso presidente Hollande.

Ma qui entra in gioco il secondo interrogativo. Impedire la rappresentazione di uno spettacolo, per quanto discutibile e abietto, serve a fermare il fanatismo di cui quello spettacolo si fa interprete e portatore? La lunga storia giudiziaria di Dieudonné dimostra che i processi e i divieti finora gli hanno portato solo una straordinaria popolarità, ben superiore alle sue qualità artistiche, assicurano i suoi detrattori. E gli hanno anche fatto guadagnare una sacco di soldi: 18 milioni di euro in una decina d’anni, e su alcune sue operazioni finanziarie indaga ora la magistratura francese.

Ai suoi spettacoli, come risulta da un reportage sempre del quotidiano Le Monde, non partecipano solo fanatici islamisti o militanti della destra fascista di Marine Le Pen, ma anche giovani di sinistra, e di estrema sinistra, o persone senza un credo politico. E i suoi video su Youtube sono stati visionati centinaia di migliaia di volte, così come il suo sito internet. Qui sotto un trailer del suo spettacolo

In tal modo i divieti hanno avuto l’effetto di moltiplicatori di popolarità. Il suo messaggio di odio contro la «lobby ebraica», a stento coperto dal velo della comicità, è riuscito a superare barriere di classe e divisioni politiche. Un vero disastro.

Sarà allora il 2014 per Dieudonné un anno di grandi affari? Certamente sì. E visto che nel passato ha anche provato senza successo ad entrare in politica, chissà che alle prossime europee non gli venga in mente di candidarsi? In fondo l’anti-ebraismo del comico franco-camerunense può rappresentare il punto di convergenza fra l’estrema destra del Front National, che odia gli arabi, gli ebrei e i neri, e i giovani maghrebini delle banlieues francesi senza lavoro e senza futuro.

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