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La corsa di Jean-Claude Juncker per conquistare la poltrona di presidente della Commissione europea ha ricevuto un nuovo impulso dalla visita del presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy a Roma. Il premier Renzi avrebbe infatti dato un sostanziale via libera all’ex premier lussemburghese e candidato “ufficiale” del PPE, in cambio di un ammorbidimento del Patto di Stabilità per quanto riguarda le spese produttive. La nvità, importante, è che la linea di Renzi, «prima i programmi, poi i nomi», è stata fatta propria da tutto il gruppo socialista europeo (di cui fa parte il PD), come ha confermato il leader uscente di S&d, Hannes Swoboda.

 

La partita naturalmente non è chiusa, ma in nome della Grande Coalizione fra popolari e socialisti che sarà necessaria per governare l’Europa, l’appoggio del gruppo socialista è determinante per consentire al candidato del PPE, Juncker appunto, di ottenere l’incarico più importante all’interno delle istituzioni europee. Se sarà così, per il premier britannico Cameron, che ha annunciato battaglia “fino alla fine” contro la nomina del lussemburghese, giudicato troppo filo-europeista, si prepara un’amara sconfitta. E sarà difficile per lui mettere insieme una minoranza di blocco, per fermare la corsa di Juncker. (Per conoscere il complicato sistema di voto all’interno del Consiglio europeo, leggi qui). Ora i leader europei, e sopratutto la Merkel, che nelle ultime settimane ha apertamente sostenuto il candidato ufficiale del PPE, dovranno faticare non poco per evitare che le fortissime pressioni anti-europee dell’opinione pubblica e della politica del Regno Unito, si traducano in un’uscita in tempi rapidi di Londra dall’Europa. E dovranno anche capire, per contro, quali siano i costi di una possibile permanenza del Regno Unito nell’Unione.

 

 

 

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