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Il 25 maggio si vota in Italia per l’elezione dei 73 membri italiani del parlamento europeo. Il nostro è uno dei 28 paesi dell’Unione nei quali si svolgono gli scrutini per la scelta degli eurodeputati. Il Trattato di Lisbona prevede che “a regime” i parlamentari europei non possano superare il numero di 751, 15 in meno di quelli attuali.

Il numero massimo di parlamentari per paese è di 96 (Germania), il minimo è di 6 (Estonia, Cipro, Lussemburgo e Malta). Guarda la tabella di seguito:

seggi Strasburgo oggi

Per la suddivisione dei seggi, il vecchio criterio del peso demografico dei singoli paesi è stato sostituito da un meccanismo più complesso, quello della “proporzionalità degressiva”: in sostanza, i paesi con una popolazione più elevata hanno più seggi rispetto ai paesi di dimensioni minori, ma questi ultimi ottengono un numero di seggi superiore a quello che avrebbero seguendo un criterio rigidamente proporzionale.

Questi numeri sono destinati a variare con il mutare degli equilibri demografici e con l’eventuale ingresso di altri membri nella “famiglia” europea, ad esempio la Serbia e più in là l’Albania. Per questo entro il 2016, il nuovo parlamento dovrà presentare una nuova proposta di distribuzione dei seggi fra i vari stati membri in vista delle elezioni del 2019.

L’ultima plenaria del parlamento della 7a legislatura, quella attuale, si terrà dal 14 al 17 aprile, come sempre a Strasburgo. Poi ci sarà il voto, spalmato nel mese di maggio dal 22 al 25, a seconda delle esigenze e delle abitudini elettorali dei singoli paesi. Qui di seguito il calendario del voto nei 28 paesi, al quale per la prima volta partecipa anche la Croazia:

22 maggio: Olanda e Regno unito,
23 maggio: Irlanda e Repubblica Ceca
24 maggio: Repubblica Ceca, Lettonia, Slovacchia e Cipro
25 maggio: Belgio, Bulgaria, Danimarca, Germania Estonia, Finlandia ,Francia, Grecia, Croazia, Italia, Lituania,Lussemburgo, Austria , Polonia, Portogallo, Romania, Svezia, Slovenia, Spagna, Ungheria.

Nella tabella qui sotto l’attuale assetto politico dell’europarlamento (fonte: Parlamento Europeo)

Attuale europarlamento

                                           Regole per l’Italia

Il territorio nazionale è diviso in cinque circoscrizioni elettorali: Nord-ovest, Nord-est, Centro, Sud, Isole; ciascuna circoscrizione elegge un numero di deputati proporzionale al numero di abitanti risultante dall’ultimo censimento. L’assegnazione del numero dei seggi alle singole circoscrizioni è effettuata, con decreto del Presidente della Repubblica da emanarsi contemporaneamente al decreto di convocazione dei comizi elettorali.

In Italia, come ricordato sopra, si vota in un solo giorno, domenica 25. Hanno diritto di voto i cittadini italiani iscritti nelle liste elettorali che abbiano compiuto i 18 anni di età, nonché i cittadini di altri Paesi membri dell’UE iscritti nell’apposita lista elettorale del comune italiano di residenza. Anche gli italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) possono esercitare il diritto di voto nel luogo di residenza. L’età minima per essere eletti è 25 anni.

Per presentare una lista alle elezioni europee in Italia è necessario raccogliere le firme, per ogni singola circoscrizione, di almeno 30.000 e non più di 35.000 elettori, tranne nel caso in cui la lista abbia partecipato alla precedenti elezioni al Parlamento italiano o europeo con un proprio simbolo e ottenendo almeno un seggio.
Le liste vanno depositate presso l’Ufficio elettorale di ciascuna circoscrizione non oltre i 39 giorni prima del voto. Sono inammissibili le liste che non prevedono la presenza di candidati di entrambi i sessi.
La legge prevede una serie di cause di incompatibilità con la carica di membro del Parlamento europeo, elencate al Titolo II della Legge 24/01/1979, n. 18, agli artt. n. 5. n. 5-bis, n. 6.

La normativa che regola le elezioni europee in larga misura è dettata da leggi e regolamenti nazionali. L’UE però stabilisce alcune regole regole generali che valgono per tutti i paesi: il voto deve essere a suffragio universale diretto, il sistema elettorale deve essere di tipo proporzionale, con una soglia di sbarramento massima del 5% (in Italia è del 4%), ogni cittadino può votare nel paese di residenza, anche se è diverso da quello di origine, il ruolo di deputato europeo è incompatibile con altri incarichi in istituzioni nazionali e comunitarie. Per approfondire questi temi, leggi qui

                                    Nuove norme di Lisbona

Il Trattato di Lisbona detta nuove regole per la scelta del presidente della commissione, lasciando però una notevole (e certamente non casuale) indeterminatezza nella definizione dei queste procedure. Con il nuovo Trattato in sostanza si introducono due novità significative nella scelta del presidente della commissione europea, l’incarico più importante nell’architettura istituzionale dell’UE: 1) Il consiglio europeo, cioè i governi nazionali, continueranno, come avveniva prima, ad esercitare il potere di scelta del presidente della commissione, ma nel far questo dovranno “tener conto” dei risultati del voto europeo: 2) il numero 1 della commissione deve essere “eletto” dal Parlamento europeo a maggioranza assoluta.

Da mesi politici e giuristi europei si accapigliano sulla reale interpretazione di queste norme. A chi spetta il potere di nomina e cosa significa realmente “tener conto” delle elezioni? Gli europeisti più convinti sostengono che il ruolo centrale in questa procedura di designazione-nomina-elezione spetti al parlamento. Quindi, il gruppo parlamentare che ottiene più voti esprime il presidente della commissione. In un certo senso, questa centralità dell’assemblea elettiva è confermata dal fatto che tutti i principali partiti politici europei per le elezioni di maggio hanno scelto un proprio candidato per la presidenza della commissione, che sarà indicato nelle schede elettorali (anche se ancora non è chiaro in quale forma). Il gruppo transnazionale che risulterà primo agli scrutini potrà quindi indicare un nome del quale il consiglio europeo non potrà non “tener conto” nella nomina del futuro capo dell’esecutivo comunitario.

In tal modo, a giudizio di molti, sarebbero i cittadini stessi a decidere, sia pure indirettamente attraverso il loro voto chi dovrà ricoprire l’incarico più importante e delicato all’interno dell’Unione. In più il presidente della commissione sarebbe “politico”, in quanto espressione di una specifica forza politica, e non tecnico, come in sostanza è stato fino ad oggi. Ma una troppo accentuata coloritura politica non rischierebbe di compromettere il ruolo super partes che deve inevitabilmente avere chi si occupa della vita di 500 milioni di cittadini europei, di 28 paesi e delle più diverse opinioni politiche? Il dibattito in Europa è aperto da mesi, e le opinioni restano inconciliabili.

Non tutti però concordano con questa lettura “parlamentarista” delle nuove regole. Anzi. La cancelliera Merkel ha già chiarito che non esistono “automatismi” nelle scelte, che in via prioritaria spettano ai governi. E che, avendo il consiglio europeo il potere di nomina, confermato da Lisbona, eserciterà in autonomia questo potere.

Tanto per evitare equivoci, il presidente del consiglio europeo Herman Van Rompuy, appartenente come la Cancelliera al Partito Popolare Europeo, ha già rotto gli indugi e convocato per l 27 maggio, due giorni dopo il voto, un consiglio europeo straordinario, con all’ordine del giorno le nomine nelle istituzioni europee. Essendo in quella data  già scaduto il vecchio parlamento e il nuovo non ancora insediato, i 28 capi di stato e di governo potranno fare le loro scelte in piena autonomia senza fastidiose contrattazioni con gli eletti dai cittadini.

Naturalmente il futuro parlamento potrà bocciare il nome proposto dal consiglio. Ma alla fine il buon senso di tutti prevarrà e si eviterà di far cominciare l’VIII legislatura con una serie di strappi istituzionali.

                                   Candidati dei partiti

I pariti europei più importanti e strutturati hanno provveduto ad indicare i loro candidati alla presidenza della commissione, e i loro nomi figureranno sulle schede elettorali nazionali.

junckerPPE – Il partito popolare europeo, conservatore ed europeista, ha scelto, nel recente congresso di Dublino, Jean-Claude Juncker come proprio candidato. Juncker è un politico europeo di lungo corso. Per molti anni presidente del Consiglio dei Granducato del Lussemburgo, è stato presidente dell’Eurogruppo dal 2005 al 2012. Il PPE da 20 anni è il primo partito europeo, ma la sua primazia è insidiata in queste elezioni del 2014 dai socialisti del PSE.

S&D – Socialists & Democrats è il nome degli eurosocialisti, partito del quale, in occasione del recente congresso di Roma, è entrato ufficialmente a far partindexe il PD di Matteo Renzi . Il socialdemocratico tedesco Martin Schultz, attuale presidente del parlamento europeo, è il candidato ufficiale dei socialisti ed è fra i più convinti assertori della necessità di un presidente della commissione “politico”.

guy_verhofstadtALDE – L’Alleanza dei liberali e dei democratici d’Europa, partito di ispirazione liberale ed europeista, ha candidato alla presidenza della commissione Guy Verhofstadt, che ha prevalso al termine di un lungo braccio di ferro con l’attuale commissario agli affari economici e monetari, Olli Rehn. Belga, premier del suo paese per 3 volte, dal 1999 al 2007, Verhofstadt è l’attuale presidente dell’ALDE. Dovrà vedersela con un calo di consensi previsto da molti sondaggi, a vantaggio prevalentemente dei movimenti euroscettici. In Italia fa riferimento all’ALDE un composito gruppo di partiti:

tesiprasSinistra europea – E’ il gruppo che riunisce l’estrema sinistra europea, riunita in queste elezioni sotto le bandiere del greco Alexis Tsipras, leader di Syriza, divenuto molto popolare negli ambienti della gauche radicale in Italia.

IMG-BLOG10-470x260Verdi europei – Il movimento verde ha scelto due candidati attraverso il sistema delle primarie online: José Bové e Ska Keller. Bové è un francese, esponente del movimento no global e noto per le sue battaglie in favore di un’agricoltura a misura d’uomo e contro gli OGM. La tedesca Ska Keller, europarlamentare come Bové, è un’esperta di tematiche legate all’immigrazione e d è l’unica donna candidata alla presidenza della commissione.

Gli altri partiti e movimenti, di natura populista o euroscettica, contestando alla radice l’architettura istituzionale dell’UE, non hanno presentato loro candidati alla guida dell’esecutivo comunitario.

                               Quanto costano i partiti UE?

L’Europa ha certamente molti difetti. Ma non le manca la trasparenza. Anche su come vengono finanziati i partiti politici dall’europarlamento è reperibile online, sui siti ufficiali, un’ampia documentazione. Qui ci limitiamo a ricordare che per le forze politiche che rispondono ai requisiti richiesti è prevista una forma di finanziamento sotto forma si “sovvenzione di funzionamento”. Finanziamenti in grado di coprire l’85% delle spese ammesse. Il restante 15% viene assicurato da  autofinanziamenti o donazioni.

Le somme erogate dall’europarlamento, che raggiungono cifre anche piuttosto elevate, servono per la realizzazione del programma politico del partito, e coprono eventi come riunioni e conferenze, materiale pubblicitario, spese amministrative e di viaggio, spese elettorali, ecc. Qui un elenco più dettagliato.

Pe conoscere al centesimo di euro l’entità dei finanziamenti erogati ai partiti europei scarica qui il resoconto del parlamento UE.

                               Cosa accade dopo il voto

La prima plenaria dell’ VIII legislatura è prevista per l’inizio di luglio, dal 1 al 4. Nel corso di quella sessione, il nuovo parlamento comincerà a prendere forma. Ciascun deputato dovrà indicare a quale gruppo intende iscriversi, e verranno eletti i presidenti dei singoli gruppi. Per dar vita ad un gruppo è necessario che ci siano almeno 25 deputati rappresentanti di almeno un quarto dei paesi membri (7 paesi a oggi, poiché gli stati dell’UE sono 28).

In quella stessa sessione verrà eletto, con un voto a maggioranza assoluta, anche l’ufficio di presidenza dell’europarlamento, in particolare il presidente, e i vicepresidenti, e verranno scelti anche i questori. Quindi si formeranno le commissioni permanenti, organismi centrali nella vita del parlamento.

Dal 1 luglio e fino al 31 dicembre scatta poi il semestre italiano di presidenza dell’UE. Con la creazione del presidente del consiglio permanente (attualmente Van Rompuy) il ruolo della presidenza rotante dell’Unione si è piuttosto ridimensionato. Tuttavia, nella gestione della complessa agenda europea, riunioni ministeriali ed eventi internazionali, la presidenza di turno ha ancora una sua specifica importanza, ed in più è una significativa vetrina internazionale per il paese che la esercita.

L’Italia si troverà alla guida dell’Unione proprio nei mesi più caldi delle nomine. Oltre al presidente della commissione europea, infatti, dovranno essere nominati anche il presidente del parlamento e quello del consiglio, visto che Van Rompuy è in scadenza, oltre all’Alto Rappresentante della Politica Estera e della Sicurezza dell’UE, in pratica il ministro degli esteri europeo. E il presidente della commissione dovrà anche nominari i vari commissari, uno per ciascun paese, e i vicepresidenti. Insomma, un valzer di poltrone in grande stile.

Difficile che l’Italia possa realisticamente aspirare a ricoprire un incarico di vertice, dal momento che c’è già un italiano, Mario Draghi, alla testa di un organismo importante come la BCE, la Banca Centrale Europea. Anche se non direttamente collegata alle nomine europee, c’è anche la poltrona di segretario generale della NATO, per la quale al momento l’unico candidato è l’ex ministro Franco Frattini. Ma il rischio di outsiders è più che concreto, e qualcuno ipotizza che il possibile successore di Rasmussen alla testa dell’Alleanza Atlantica possa essere l’attuale presidente della Commissione, Barroso. Si parla anche di un’ipotesi D’Alema, ma appare poco plausibile, mentre l’ex segretario del PD ed ex presidente del consiglio potrebbe correre per un incarico di commissario e vicepresidente dell’esecutivo comunitario, in sostituzione di Antonio Tajani. Ma nulla al momento sembra deciso.

Quindi, come di consueto, la partita delle nomine sarà un’unica grande partita, nella quale influenze politiche ed elementi geografici dovranno necessariamente incrociarsi.

Vedi anche il post su questo sito Elezioni europee, istruzioni per l’uso

 Sugli scenari istituzionali e sulle nomine europee dopo il voto di maggio, leggi anche Chi sale e chi scende in Europa dopo il voto. L’Italia ferma al palo?

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