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Siamo ancora in piena campagna referendaria per decidere l’uscita o meno della Gran Bretagna dall’Europa (Brexit, appunto), e l’asprezza del confronto lascia in secondo piano un interrogativo centrale: cosa accadrebbe nel resto d’Europa se Brexit funzionasse davvero? Se cioè Londra dovesse trarre vantaggi concreti, in termini economici e sociali, dal divorzio con Bruxelles?

Diciamo che è un’ipotesi alquanto remota. L’insistenza con la quale i principali gruppi economici e finanziari britannici si sono impegnati senza risparmio di energie in favore del “Remain” (restare) nell’UE, lascia intravvedere quanto alto sia il rischio percepito in quel mondo delle conseguenze di una vittoria dei “Leave” (lasciare). Le ragioni sono evidenti. Il modo disinvolto e distaccato con il quale Londra è rimasta in questi anni nell’Unione ha consentito ai britannici di ottenere tutti i benefici della piena partecipazione al grande mercato unico europeo (formato da mezzo miliardo di cittadini-consumatori). Le clausole di salvaguardia (i cosidetti opt-out) strappati in questi anni dagli inglesi a Bruxelles sono talmente vantaggiose che altri paesi hanno provato a seguirne l’esempio. In più Londra perderebbe il suo status di referente privilegiato  degli interessi finanziari degli Stati Uniti in Europa; e questo spiega le ragioni per le quali lo stesso Presidente Obama è intervenuto in favore del “Remain”.

Tuttavia, decenni di ossessive campagne mediatiche e politiche contro i “burocrati” di Bruxelles, si sono saldate con la cultura insulare e nazionalista del Regno Unito, alimentando la speranza che al di fuori dell’Unione le cose possano andar meglio.

Per questo, alla fine, una parte notevole e forse maggioritaria, dei sudditi di Sua Maestà ha accarezzato l’idea di un ritorno allo Splendido Isolamento di un tempo. Anche contro quasi tutte le previsioni macroeconomiche che segnalano un rischio sistemico molto alto in conseguenza di una vittoria dei “Leave”.

 

Ma nell’ipotesi che ciò accadesse e che le previsioni macroeconomiche – come spesso succede – si rivelassero fallaci, diventerebbe essenziale la domanda che ci siamo posti all’inizio: cosa accadrebbe all’Europa se la Brexit avesse successo?

Di tutti gli scenari possibili, questo sarebbe il peggiore, dal punto di vista dell’UE. E c’è da scommettere che Bruxelles farà di tutto per evitare che la vita al di fuori dell’UE possa essere per Londra migliore di quanto lo sia stando all’interno. Ad esempio, limitando l’accesso al mercato unico, o dettando condizioni pesanti per l’accesso. Non per spirito di rivalsa, ma semplicemente perché, dovendo rinegoziare, tutte le condizioni di accordo, l’Unione europea, tenterà in ogni modo di volgerle a proprio favore, come di regola avviene nei negoziati con Paesi Terzi.

Ma è inutile nascondere che c’è anche una ragione più profonda: una Brexit coronata da successo sarebbe un esempio negativo per molti paesi dell’UE, ad esempio, la Polonia, o in prospettiva la stessa Francia, che guardano con crescente insofferenza quest’Europa fatta di troppe regole e rigore, E che è culturalmente, oltre che economicamente, troppo “tedesca”. E questo è un altro aspetto importante, che rimanda alla storia recente del nostro Continente. La presenza in Europa di un Regno Unito da sempre riluttant a parteciparvi, è stata voluta con forza dalla Francia come elemento di contrappeso ad uno strapotere della Germania, che già all’epoca dell’adesione di Londra, nel 1973, si poteva intravvedere con chiarezza. Un’UE senza Londra, oggi non sarebbe più unita. Forse sarebbe solo un po’ più tedesca.

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