SHARE

Agli occhi di una parte maggioritaria dell’opinione pubblica degli Stati Uniti, lo scandalo Datagate non ha particolare rilievo, come un po’ tutto quello che avviene in quella che viene spesso recepita come una remota provincia dell’impero americano. Basta dare un’occhiata ai principali Network statunitensi per rendersi conto che le priorità sono altre: la riforma sanitaria, alcuni inquietanti casi di cronaca, il battesimo del principino George. Insomma, nella gerarchia delle notizie, lo scandalo delle intercettazioni che sta scuotendo l’Europa ha una posizione decisamente bassa.

Quel che colpisce in questa drammatica vicenda è proprio l’atteggiamento degli Stati Uniti in generale, e non solo della sua opinione pubblica. Come se fosse normale spiare il telefono della donna più potente del pianeta, per di più fra gli alleati più stretti degli Usa, oltre ai cellulari e alle email di centinaia di milioni di persone.

La difesa da parte della NSA, la National Security Agency, è stata a dir poco goffa ed inadeguata. Essa si muove sulla linea delle dichiarazioni rilasciate dal Direttore dell’Intelligence Usa, James R. Clapper Jr, che ha contestato i dati riferiti dal quotidiano francese Le Monde, il giorno prima che scoppiasse un analogo caso in Germania: 70 milioni di utenze controllate in un solo mese in Francia, scriveva il quotidiano. Clapper si limita a dire che «quei dati sono falsi», senza spiegare quali sarebbero i dati veri. Poi aggiunge che gli Stati Uniti «raccolgono dati del tipo di quelli che vengono raccolti da tutti gli altri paesi». E lo scopo di questa raccolta è di «proteggere la nazione, i suoi interessi e i suoi alleati, fra l’altro da minacce come il terrorismo e la proliferazione di armi di distruzione di massa».

E’ vero che le intercettazioni massicce sul piano globale, introdotte da Bush dopo l’11 Settembre, hanno consentito di evitare nuovi sanguinosi attentati sul territorio degli stati Uniti e altrove. Ma qualcuno può pensare che dal suo cellulare privato la cancelliera Merkel tenesse i contatti con organizzazioni terroristiche? E inoltre: è davvero possibile che l’Intelligence americana abbia posto controllo il telefono del capo del più potente degli alleati europei senza l’autorizzazione del presidente Obama?

Evidentemente all’origine di questa ossessiva forma di sorveglianza, ci sono altre motivazioni. Sull’onda della sacrosanta lotta al terrorismo jahidista, attraverso una massiccia e mirata campagna di intercettazioni si perseguono anche obiettivi che non sono legati alla sicurezza nazionale, ma semmai agli interessi commerciali e finanziari degli Stati Uniti.

La Merkel è indignata per quella che la stampa tedesca all’unisono definisce «il massimo affronto possibile» ad un paese amico (Sueddeutsche Zeitung), e le rassicurazioni di Obama che il suo telefono non è e non sarà sotto controllo (qui sotto le dichiarazioni del portavoce della Casa Bianca, Yay Carney), non rassicurano la Merkel, anzi sono state la conferma che in precedenza il cellulare era effettivamente sorvegliato. Tanto che arrivando al Consiglio europeo di Bruxelles, ha esordito così: «è inaccettabile spiare gli alleati».

Le parole del ministro della difesa di Berlino, Thomas de Maiziere, indicano meglio di molte altre dichiarazioni lo stupore e la incredulità degli europei: «Per anni ho pensato che il mio cellulare era sotto controllo, ma mai avrei creduto che fosse controllato dagli americani».

E l’Italia?

Dopo la Francia e la Germania il caso lambisce anche l’Italia. Fino a ieri c’erano solo dei sospetti. Fondati, al punto che il presidente Letta ha chiesto chiarimenti al segretario di Stato Usa, Kerry. Poi è arrivata la dichiarazione di Gleen Greenwald, il giornalista che custodisce i files dell’ex analista dei servizi segreti Usa Edward Snowden, oggi rifugiato a Mosca. Secondo quanto dichiarato da Greenwald all’Espresso, non solo gli stati Uniti attraverso il sistema Prisma spiavano l’Italia, ma lo facevano anche gli inglesi: anche loro a caccia di terroristi? Pare proprio di no.

Siamo appena alle prime pagine di un nuovo capitolo che riguarda il nostro paese. Se ne parla al vertice in corso a Bruxelles, dove potrebbe far sentire la propria voce anche uno dei grandi assenti di queste caldissime giornate di polemiche transatlantiche: l’Europa.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here