Chi sale e chi scende in Europa dopo il voto. L’Italia ferma al palo?

Ci sono almeno 66 poltrone che attendono di essere distribuite fra i vari paesi europei e le diverse famiglie politiche dopo il voto del 22-25 maggio. Al netto naturalmente dei 751 seggi europarlamentari. Le più importanti sono quattro: la presidenza della commissione, quella del consiglio, la presidenza del parlamento, e l’Alto Rappresentante per la politica estera e la sicurezza, in pratica una sorta di “ministro degli esteri” dell’UE.

 

Mario Draghi pres. BCE

Mario Draghi pres. BCE

Ad esse vanno aggiunti altri due importantissimi incarichi, che non rientrano direttamente in questa tornata di nomine, in quanto già assegnate, ma che fanno comunque parte del complessivo “pacchetto” europeo: si tratta del presidente della BCE, la Banca Centrale Europea, oggi l’italiano Mario Draghi, e del segretario generale della Nato, incarico che spetta sempre ad un europeo, per il quale è stato già scelto il socialdemocratico norvegese Jens Stoltenberg. Queste due posizioni già coperte, lascerebbero pensare che per l’Italia e per i paesi più piccoli del Nord Europa non ci siano più posti disponibili. Non è detto che sia così, e poi non bisogna dimenticare che la Norvegia non fa parte della UE. Alcuni malevoli retroscenisti di Bruxelles attribuiscono la scelta di Stoltenberg ad un astuto calcolo della Germania e del PPE per frenare le ambizioni del socialdemocratico tedesco Martin Schultz, candidato alla guida della commissione: i socialdemocratici, avendo già ottenuto un posto di così grande rilievo come la guida politica dell’Alleanza Atlantica, non possono certo aspirare ad altre cariche importanti, si ragiona.

Matteo_Renzi

Matteo Renzi

E anche gli italiani non hanno in teoria più nulla da rivendicare, avendo già ottenuto forse la poltrona più ambita e importante dell’intera architettura europea, la BCE appunto. Al nostro paese spetta certamente un commissario europeo che anche ricopre l’incarico di vicepresidente (quello uscente è il forzista Tajani), incarico per il quale sarebbe in corsa il PD Massimo D’Alema, ma le sue quotazioni sembra siano ora in calo. Anche l’ex premier Enrico Letta sarebbe stato contattato dal premier Renzi per un incarico di commissario a Bruxelles, ma avrebbe declinato l’invito. A questo punto Renzi ha evidentemente un asso nella manica che calerà al momento opportuno.

Massimo D'Alema

Massimo D’Alema

Come si scelgono vertici UE

Sulla base di quali criteri dunque verranno scelti i candidati per queste cariche più rilevanti, o top jobs, come le definiscono gli inglesi? Come nel passato verranno assegnati in conformità con una regola aurea: accontentare i più forti (la Germania innanzitutto) senza scontentare i più deboli. La regola, non scritta ma applicata da sempre, si basa sull’incrocio di due-tre parametri: quello politico, quello geo-politico e quello della dimensione nazionale. In pratica è un gioco di incastri che prevede che le scelte avvengano sulla base: 1) della famiglia politica di appartenenza; 2) del fatto che si tratti di un paese del Nord o del Sud dell’Europa, o anche dell’Est e dell’Ovest, criterio diventato più rilevante specie dopo la crisi dell’Ucraina; 3) delle dimensioni di un paese, perché le grandi economie contano certamente di più, ma non bisogna umiliare i piccoli. Vale la pena di notare che, pur essendo la Germania di oggi il paese di gran lunga più influente d’Europa sul piano economico e politico, nessun tedesco appartenente al PPE (il partito della Merkel) da almeno una decina d’anni ricopre un incarico di alto livello nell’UE: l’unco presidente di commissione tedesco è stato Walter Hallstein, dal ’58 al ’67. E’ un esercizio lungimirante di egemonia politica da parte di Berlino sull’intero continente! Fino ad oggi la facoltà di scegliere le persone da assegnare a questi quattro top jobs, erano praticamente esclusiva competenza dei capi di stato e di commissione_europea_gaygoverno riuniti nel Consiglio Europeo. Sulla base di varie stratificazioni normative, prima il Trattato di Maastricht, poi quello di Nizza del 2001, e infine quello di Lisbona del 2009 hanno progressivamente accresciuto sia i poteri del presidente della commissione sia quelli del parlamento. Grazie proprio al Trattato di Lisbona, all’europarlamento viene assegnato il potere di eleggere il presidente della commissione, che però, come in passato viene designato con un voto a maggioranza qualificata dal consiglio europeo (cioè dai governi nazionali), “tenuto conto” ed è questa la novità più rilevante, del risultato elettorale. Ecco cosa prescrive il Trattato Lisbona, all’art 9 D, comma 7:

Tenuto conto delle elezioni del Parlamento europeo e dopo aver effettuato le consultazioni appropriate, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone al Parlamento europeo un candidato alla carica di presidente della Commissione. Tale candidato è eletto dal Parlamento europeo a maggioranza dei membri che lo compongono. Se il candidato non ottiene la maggioranza, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone entro un mese un nuovo candidato, che è eletto dal Parlamento europeo secondo la stessa procedura.

In linea di principio, quindi, il gruppo politico che otterrà la maggioranza (il testa a testa è fra popolari e socialisti) dovrebbe essere quello che esprime il futuro presidente della commissione. Con l’avvertenza che, poiché è assai probabile che nessun gruppo politico potrà disporre della necessaria maggioranza assoluta, si darà vita, come nel passato, ad una sorta di Grande Coalizione europea fra PPE e S&D, con l’aggiunta dei liberal-democratici dell’ALDE, per la spartizione degli incarichi. In questo caso anche l’ALDE potrebbe rientrare nei giochi per la guida della commissione, svolgendo il suo ruolo tradizionale di ago della bilancia Ed è questa la scommessa del candidato dei liberali, Guy Verhofstadt.

I candidati “ufficiali” e quelli “nascosti”

Per la prima volta in queste elezioni, i maggiori partiti europei hanno indicato i loro candidati alla presidenza della commissione. Questi candidati sono stati designati sulla base di metodi democratici, come primarie o congressi di partito, e si sono impegnati anche in una faticosa campagna elettorale pan-europea, e sarebbe dunque difficile non tener conto di questa circostanza nel momento in cui viene scelto il capo dell’esecutivo comunitario. Ma alla fine la decisione spetta ai governi, che potrebbero anche scegliere diversamente. Nella scelta dei top jobs si partirà dunque da qui, dal futuro presidente della commissione. E’ assai probabile, anzi sicuro che, se i popolari dovessero

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Jyrki Katainen

Christine Lagarde

Lagarde

confermarsi come primo partito, il sostituto di Barroso a palazzo Berleymont, sede della commissione, sarà un popolare. Non è altrettanto sicuro che sarà il candidato ufficiale del PPE, l’ex premier del Lussemburgo e a lungo presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker. Il suo nome sembra che non risulti particolarmente gradito alla signora Merkel, al di là della “simpatia” di facciata che la cancelliera dice di nutrire nei suoi confronti. I candidati veri di Berlino sembra siano nascosti dietro le quinte; il nome che circola con maggiore insistenza è quello della francese Catherine Lagarde, ex ministro delle finanze di Sarkozy, quindi di area PPE, e attualmente numero uno del FMI, il fondo monetario internazionale. In questa ipotesi, Juncker scivolerebbe di una posizione, andando a ricoprire l’incarico di presidente del consiglio europeo, al posto dell’uscente Herman Van Rompuy. Ma sarebbe una soluzione

Juncker e Merkel

Juncker e Merkel

non facile da far digerire ai socialisti. Nella schiera dei numerosi outsider, crescono anche le quotazioni del giovane primo ministro della Finlandia, Jyrki Katainen, poliglotta e maratoneta, e resta in campo anche il primo ministro irlandese Enda Kenny. In caso di una vittoria di S&D, invece, la questione sarebbe più complessa. Schultz è non solo tedesco ma anche appartenente a quel partito, la SPD, che a Berlino fa parte della Grosse Koalition insieme alla CDU della Merkel. E, anche se la cancelliera non lo ama in modo particolare, dirgli di no sarebbe molto difficile. Potrebbe però tentare la carta dell’accordo con la Francia di Hollande e proporre un candidato diverso: un nome che circola è quello di Pascal Lamy, già commissario al commercio con Jacques Delors ed ex

Martin Schultz

Martin Schultz

presidente del WTO. E’ stato anche notato un certo attivismo della premier danese Helle Thorning-Schmidt, che si è spinta fino al punto di rompere un tabù del suo paese ipotizzando l’ingresso della Danimarca nell’area della moneta unica.

Pascal Lamy

Pascal Lamy

Helle Thorning-Schmidt, Danish Prime Minister, in the foreground

Helle Thorning-Schmidt

Le regole di Lisbona invece allontanano l’ipotesi che l’incarico di presidente della commissione possa essere ricoperto dall’esponente di un’area diversa da quella dei due maggiori partiti, come ad esempio l’ALDE. I liberal-democratici in effetti hanno espresso in passato 3 presidenti della commissione, fra i quali Romano Prodi. Ma il loro attuale candidato, l’ex premier belga Guy Verhofstadt, sembra destinato a restare fuori dalla partita, nonostante abbia le caratteristiche per essere la migliore scelta possibile avendo una grande esperienza politica e una profonda conoscenza dei meccanismi comunitari, oltre ad una grande passione europeista. La scelta del presidente della commissione sarà anche una cartina di tornasole per capire in quale direzione intenda muoversi l’Europa del dopo voto. Un presidente della commissione forte, appartenente ad un paese importante, come nel caso della Lagarde, sarebbe il segno della volontà di procedere verso una più stretta integrazione, di non cedere alle spinte centrifughe provenienti dal Regno Unito e da molti paesi periferici, specie dell’Europa Orientale. Anche Schultz sarebbe un presidente forte, ma la natura fortemente politica che egli intende imprimere al suo mandato da una parte darebbe un’impronta di svolta all’azione della commissione, dall’altra farebbe venir meno quel ruolo “ecumenico” e super partes che deve avere una struttura sovranazionale come l’esecutivo UE. Un presidente di basso profilo invece difficilmente potrebbe imporre all’UE quella svolta di cui c’è bisogno, ma, per contro, potrebbe essere una soluzione di mediazione ideale per questa fase di profonda incertezza sul futuro. Qui sotto l’elenco dei presidenti della commissione, dalle origini ad oggi: Schermata 05-2456788 alle 15.58.28 Poteri e natura delle istituzioni UE

Commissione europea. Lo abbiamo detto più volte. E’ l’organismo comunitario per eccellenza, in quanto trascende la dimensione nazionale e il suo compito principale è rappresentare l’Europa nel suo insieme. La commissione è un organismo collegiale composto da 28 membri, uno per ciascun paese, compreso il presidente. Con il termine commissione si indica sia il collegio dei commissari, qui i nominativi della commissione uscente, sia l’istituzione stessa. Fra le funzioni della commissione i principali sono:

  • fissare gli obiettivi e le priorità d’azione
  • presentare proposte di legislazione al Parlamento e al Consiglio
  • gestire e attuare le politiche e il bilancio dell’UE
  • vigilare sull’applicazione del diritto europeo (insieme alla Corte di giustizia)
  • rappresentare l’UE al fuori dell’Europa. Ruolo attribuito anche al presidente del consiglio europeo, e talora fonte di bizzarre incomprensioni.

La commissione dura in carica per 5 anni, quella attuale scade il 31 ottobre prossimo. Il Consiglio europeo nomina, tenendo conto dei risultati del voto, un candidato per la carica di presidente della Commissione, che deve poi essere approvato dalla maggioranza dei membri del Parlamento

Barroso

Barroso

europeo. Se gli eurodeputati respingono il nominativo proposto, il Consiglio ha un mese di tempo per presentarne un altro. Il presidente eletto sceglie i commissari (e i rispettivi portafogli) tra i candidati presentati dai paesi dell’UE. L’elenco dei commissari viene sottoposto per approvazione (con maggioranza qualificata) prima al Consiglio dei ministri, poi al Parlamento. Se quest’ultimo lo approva, la nuova Commissione è ufficialmente nominata dal Consiglio.

Consiglio europeo Il Consiglio europeo è composto dai capi di stato o di governo dei 28 stati membri, dal suo presidente e dal presidente della Commissione. Ai lavori partecipa anche l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica della sicurezza. Il Consiglio europeo definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali dell’Unione europea, senza però esercitare funzioni legislative. Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona il 1º dicembre 2009 il consiglio europeo è diventato un’istituzione. Le riunioni ordinarie sono convocate 2 volte per ogni semestre, ma in caso di necessità, come avvenne nei anni più caldi della crisi, possono essere convocate riunioni straordinarie.

Van Rompuy

Van Rompuy

Il Consiglio europeo elegge il presidente a maggioranza qualificata per un mandato di due anni e mezzo, rinnovabile una volta. Herman Van Rompuy è il primo presidente “stabile” del Consiglio europeo (prima di Lisbona la presidenza era “rotante”, cambiava cioè ogni sei mesi). Il suo mandato scade il 30 novembre prossimo. Per maggiori informazioni, consulta il sito del consiglio.

Parlamento europeo Il Parlamento europeo, eletto a suffragio universale ogni 5 anni da circa 400 milioni di cittadini europei, è per dimensioni la seconda assemblea elettiva del mondo dopo il parlamento indiano. Tre i compiti principali dell’europarlamento: discutere e approvare le normative europee insieme al Consiglio controllare le altre istituzioni dell’UE, in particolare la Commissione, per accertarsi che agiscano democraticamente discutere e adottare il bilancio dell’UE insieme al Consiglio. Il parlamento, composto a partire da queste elezioni da 751 membri, tiene le sue sessioni plenario a Strasburgo e talvolta a Bruxelles, mentre le commissioni si riuniscono sempre a Bruxelles. Quello della doppia sede è uno dei temi polemici più frequentemente, e a ragione, sollevati nel dibattito sui costi dell’UE, specie dai partiti euroscettici. Sull’argomento consulta anche i nostri precedenti articoli, qui  e qui Il presidente del parlamento europeo rappresenta l’istituzione all’esterno e nei rapporti con le altre istituzioni europee. E eletto a scrutinio segreto dalla maggioranza dei parlamentari. Qualora dopo tre turni non sia raggiunta la maggioranza assoluta, il Presidente è eletto a maggioranza semplice al quarto turno. La durata del mandato è di 2 anni e mezzo, ossia metà-legislatura, ed è rinnovabile. Il presidente uscente è il tedesco Martin Schultz.

Alto rappresentante per la politica estera e della sicurezza

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Catherine Ashton

L’Alto Rappresentante vorrebbe essere il “ministro degli esteri” dell’Unione, ma nell’Europa di oggi, priva di una politica estera davvero comune, non è quasi mai riuscita ad andare oltre le funzioni di mera rappresentanza. Questa figura è stata creata con il Trattato di Lisbona, raggruppando due funzioni in precedenza distinte: l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e il commissario responsabile delle relazioni esterne. In conseguenza di questa sua doppia natura originaria, l’attuale Alto Rappresentante partecipa sia ai lavori del consiglio per la sfera di propria competenza, presiedendo anche il consiglio affari esteri (cioè i vertici dei ministri degli esteri dei 28 paesi), sia ai lavori della commissione, di cui è vicepresidente. L’Alto Rappresentante è designato dal consiglio europeo con voto a maggioranza qualificata e con l’accordo del presidente della commissione. Il consiglio europeo può porre fine al mandato secondo la medesima procedura. L’attuale incarico, in scadenza, è ricoperto dalla baronessa britannica Catherine Ashton.

Calendario delle nomine

  • 27 maggio – Il presidente del consiglio UE, Van Rompuy, ha convocato per una cena di lavoro i capi di stato e di governo dei 28 paesi (per l’Italia ci sarà Renzi) per discutere sui principali incarichi europei (sopratutto presidenza della commissione e del consiglio);
  • 2 – 26 giugno – I neoeletti deputati si recano a Bruxelles per insediarsi mentre si avviano le trattative per la formazione dei gruppi politici all’Europarlamento. Per formare un nuovo gruppo sono necessari 25 parlamentari provenienti da 7 paesi: è indispensabile anche una coerenza programmatica fra le varie componenti;
  • 27 – 27 giugno – Consiglio europeo a Bruxelles. Fra le altre materie in discussione si deciderà sugli incarichi europei;
  • 1 Luglio – Comincia il semestre di presidenza italiana dell’UE, che prende il testimone da quella greca. Qui il calendario provvisorio della presidenza italiana;
  • 1 – 3 luglio – Prima sessione a Strasburgo della Plenaria del nuovo Parlamento. Sono eletti in questa occasione il presidente del parlamento (tradizionalmente c’è una staffetta fra i due principali gruppi politici, per cui il primo presidente resta in carica 2 anni e mezzo), i vicepresidenti e i presidenti delle commissioni parlamentari;
  • 14 – 17 luglio – Seconda sessione a Strasburgo della Plenaria del nuovo Parlamento. In questa sessione l’Europarlamento vota, a maggioranza assoluta, sul candidato indicato dal Consiglio per la presidenza della commissione. In agosto non ci sono sessioni parlamentari e ‘attività della commissione è ridotta, ma gli stati membri mettono a puntole loro candidature per i nuovi commissari, uno per ciascun paese;
  • 15 – 16 settembre – Audizione dei 27 commissari al parlamento europeo a Strasburgo;
  • 18 settembre – Referendum sull’indipendenza della Scozia. Anche se non è un avvenimento istituzionale, potrebbe influenzare fortemente le scelte politiche della Grand Bretagna e dell’Europa;
  • 20 – 23 ottobre – Il parlamento europeo dà la sua investitura formale alla nuova commissione;
  • 23 – 24 ottobre – Consiglio europeo di autunno;
  • Ottobre – novembre – Gli stati membri decidono il nome del nuovo presidente del Consiglio dell’Unione Europea e dell’Alto rappresentante per la politica estera e della Sicurezza, incarico oggi ricoperto dalla britannica Catherine Ashton;
  • 1 novembre – Insediamento della nuova commissione;
  • 30 novembre – Si conclude il mandato del presidente del consiglio Ue Herman Van Rompuy;
  • 1 dicembre – Si insedia il nuovo presidente del consiglio UE;
  • 18 – 19 dicembre – Consiglio europeo a Bruxelles, l’ultimo del semestre italiano che finisce il 31 dicembre.

Incarichi da rinnovare

  • 751 deputati
  • il presidente della commissione
  • il presidente del consiglio UE
  • 2 presidenti dell’europarlamento, in carica ciascuno per 2 anni e mezzo
  • l’Alto rappresentante per la politica estera e della sicurezza, il “ministro degli esteri” dell’UE
  • 27 commissari per altrettanti stati membri
  • 14 vicepresidenti del parlamento, scelti fra i 751 deputati
  • 20 presidenti delle commissioni parlamentari, che diventano 22 se si includono le sub-commissioni

Non è escluso il rinnovo, prima della scadenza del 2015, anche della presidenza dell’Eurogruppo.

 

Per un aggiornamento e una prima riflessione sui risultati elettorali e sulle conseguenze del voto in Italia e in Europa, ti consigliamo EP2014, il voto che ha scosso l’Europa e stabilizzato l’Italia.

Per sapere tutto sulle elezioni del 25 maggio leggei il nostro Vademecum al voto europeo, istruzioni per l’uso

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