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Ha ancora un senso in un’Europa alle prese con la più grave crisi economica del dopoguerra avere due sedi del parlamento europeo a 435 km di distanza l’una dall’altra? L’interrogativo tiene banco da tempo in particolare nei circoli euroscettici e sulla stampa britannica che considera il ramo alsaziano del parlamento europeo poco meno che un pugno in un occhio.

E nei giorni scorsi gli “anti-Strasburgo” hanno fatto un ulteriore passo in avanti. Un passo di immagine, più che di sostanza, in realtà. La commissione affari costituzionali del parlamento europeo, infatti lunedì scorso ha votato a larghissima maggioranza, 22 sì contro 4 no, una proposta di revisione dei trattati UE che consenta ai deputati europei e non al Consiglio Europeo di decidere dove riunirsi.

Sarebbe in sostanza un escamotage per decidere di cancellare la sede di Strasburgo ponendo fine alla transumanza che ogni mese circa 5000 persone, fra deputati, impiegati e dipendenti, e centinaia di tonnellate di documenti devono intraprendere da Bruxelles al capoluogo alsaziano, andata e ritorno Il costo stimato di questa operazione è di 200 milioni di euro l’anno, con un totale stimato di 19 mila tonnellate l’anno di emissioni di CO2. Un controsenso per un’Europa verde, e in più oggi anche “al verde”.

Nella megasede di Bruxelles lavorano le commissioni per tutto il corso dell’anno e si tengono le cosiddette mini-plenarie. Le plenarie invece si svolgono ogni mese nella bella sede di Strasburgo, che lavora in realtà 42 giorni l’anno.

La decisione della commissione affari costituzionali ha rinfocolato le polemiche. Preoccupati gli alsaziani  che temono le possibili conseguenze di una simile scelta per una città che in sostanza vive di Europarlamento. Furibondi i francesi che mai consentiranno di eliminare la sede di Strasburgo, la meravigliosa città dell’Alsazia posta proprio sul confine fra Francia e Germania e simbolo stesso della ritrovata pace in Europa dopo le ferite della guerra.

La battaglia sarà lunga. E dura. Il prossimo passaggio sarà a novembre, con il voto sul documento approvato dalla commissione, questa volta in assemblea plenaria. Naturalmente a Strasburgo.

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