«Juncker beve e fuma troppo», baruffe e gaffes al vertice dell’Eurogruppo

Il giovane presidente dell’Eurogruppo, nonché ministro delle finanze olandese dal nome impronunciabile, Jeroen Dijsselbloem, ha detto del suo predecessore, il lussemburghese Jean Claude Juncker, che è un «fumatore incallito, ed anche un bevitore». Sarà pure vero; Juncker sembra non si sottragga a questi “piaceri” terreni, e nel gossip europeo si è sempre parlato di una sua abitudine di bere qualche sorso più del necessario, nel corso dei vertici a Bruxelles.

Un abbraccio mortale fra Dijsselbloem e Juncker?

 

Ma affermarlo in un talk show, sia pure leggero e burlesco, alla tv del Paesi Bassi, non è il massimo dell’eleganza. Anche perché Dijsselbloem ha aggiunto, sempre fra il serio e il faceto, che da quando Juncker ha lasciato il suo incarico, «l’atmosfera nelle riunioni è diventata molto più “calvinista”». Anche se ha avuto il buon gusto di negare che le decisioni dell’Eurogruppo guidato da Juncker siano state prese sotto l’effetto dell’alcool.

Ma uno sgarbo così eclatante può essere derubricato semplicemente ad un «voce dal sen fuggita»? si interroga la stampa olandese. E qualcuno ricorda che Juncker è anche uno dei possibili candidati del PPE per la guida della commissione europea al posto di Barroso. Anzi, uno dei più probabili, e lo stesso interessato ha annunciato di essere interessato al prestigioso incarico. Ma c’è un problema: il suo nome infatti pare sia sgradito alla Merkel per alcune pubbliche prese di posizione contro lo strapotere della Germania. E sul tappeto ci sono anche altre candidature, sulle quali il PPE prenderà una decisione nel prossimo mese di marzo. Si sarebbe quindi trattato di uno sgambetto politico? Dietrologie nordiche forse un po’ eccessive, anche se non da escludere. La verità potrebbe essere più semplice: il giovanotto si sarebbe lasciato trascinare, suo malgrado, nel gioco dei conduttori del talk show. Se per caso qualcuno dei lettori conosce l’olandese, può verificare qui.

I due comunque non si sono mai amati. Rappresentano non solo due generazioni diverse, ma anche due lontanissime idee di Europa. Uno, Junker, europeista convinto e politico vecchio stampo, per 18 anni premier del Lussemburgo per 8 presidente dell’Euroogruppo. Cerniera (una delle ultime, forse) fra il Sud e il Nord dell’Unione e paladino di una più forte integrazione UE. L’altro, rampante economista, un carattere diretto e un’idea dell’Europa molto “tedesca”, pragmatica e rigorista.

Celebre una sua frase di qualche tempo fa, diretta al governo di Atene, in attesa dell’ultima tranche del prestito internazionale: «l’Europa sta per perdere la pazienza nei confronti della Grecia», disse, scatenando un ennesimo, inutile putiferio.

Ora se la prende con il suo predecessore, che ha replicato laconicamente: «Non ho alcun problema legato all’alcool. E non voglio rispondere ad un’affermazione fatta in un programma umoristico». Forse la vecchia volpe europea ha pensato che il giovane leone olandese non meritava una delle sue proverbiali e folgoranti battute.

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