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Sono pasati 3/4 di secolo da quella tragica “notte dei cristalli”, l’inizio della persecuzione nazista contro gli ebrei, e uno studio appena pubblicato dalla Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA), ci dice che il fenomeno dell’antisemitismo è in crescita in molti paesi del vecchio continente.

L’indagine è stata condotta su oltre 5847 cittadini di religione ebraica residenti in 8 paesi europei fra i quali l’Italia. I risultati fanno riflettere. O meglio: si spera che facciano riflettere.

Il 66% degli intervistati ritiene che l’antisemitismo rappresenti ancora un grave problema nel paese in cui vive, e il 76% ha dichiarato che negli ultimi 5 anni la situazione è peggiorata. Non si tratta di timori infondati. Il 26% infatti ha avuto negli ultimi 12 mesi diretta esperienza di molestie antisemite: negli ultimi 5 anni questa percentuale è del 33%.
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In questa triste graduatoria l’Italia è perfettamente nella media europea, mentre spicca al primo posto l’Ungheria (35% di molestie nello scorso anno, 43% negli ultimi 5 anni), paese percorso da forti pulsioni antisemite e xenofobe. Seguono a stretto giro il Belgio, la Germania e la Francia.

Un aspetto interessante, e tutto italiano, è il fatto che nelle manifestazioni di antisemitismo attraverso Internet il nostro paese sia al primo posto in Europa. Probabilmente perché molti preferiscono nascondersi dietro l’anonimato. La Francia, il paese che ha inventato i diritti dell’uomo e del cittadino detiene invece il primato delle aggressioni verbali o fisiche per strada o nei luoghi pubblici contro cittadini di religione ebraica: e anche nella vita politica l’antisemitismo è un fenomeno assai esteso.

Solo il 76% delle vittime di questi attacchi sporgono denuncia alle forze di polizia.

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L’Agenzia europea accompagna la sua indagine con alcune raccomandazioni agli stati membri:
1) registrare le denunce delle violazioni dei diritti umani in modo efficace e globale;
2) le autorità nazionali dovrebbero condannare pubblicamente le affermazioni antisemite;
3) Sarebbe necessaria la messa a punto di nuovi strumenti per combattere il fenomeno; ad esempio bisognerebbe creare unità di polizia che si occupino specificamente del problema anche attraverso l’uso della Rete, e incoraggiare la denuncia degli episodi di intolleranza.

Basteranno queste raccomandazioni ad affrontare con efficacia un fenomeno che ha radici così profonde e lontane nella civiltà europea? Probabilmente no, se si tiene conto che ancora oggi una parte non piccola dell’opinione pubblica di un paese evoluto e multirazziale come il Regno Unito ritiene che gli ebrei siano i responsabili dell’attuale crisi economica. Perché sradicare i pregiudizi è una delle sfide più difficili, ma anche una delle più necessarie. Specie per un Paese come l’Italia che , come scrivevamo in un precedente post, porta responsabilità non secondarie nella deportazione degli ebrei.

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