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Certo, si può sempre fare di più e meglio. E anche per la successione di Barroso si sarebbe potuta scegliere una personalità nuova e dinamica, piuttosto che il sessantenne ex premier lussemburghese, Jean-Claude Juncker. Ma dove sono questi nuovi campioni dell’Europa del futuro? Se ne vedono pochi in giro. E allora meglio puntare sull’esperienza.

Ci sono almeno 6 buone ragioni per preferire questo lussemburghese che parla quattro lingue ed dotato di un grande sense of humor, ai tanti altri nomi, più o meno anonimi, che pure erano circolati nelle scorse settimane:

  • 1) Non è amato dal premier britannico Cameron, che sul suo nome ha posto un veto, dimenticando che i veti in Europa può porli solo Angela Merkel. Ebbene, quel che non piace al primo ministro di Londra, i cui Tories al parlamento europeo guida il più numeroso gruppo euroscettico, l’ECR, va quasi sempre bene per l’Europa.
    Juncker è troppo federalista, come dice Mr Cameron? Ben venga, per guidare l’Europa è necessario almeno crederci!
  • 2) Il suo partito, il PPE, è risultato il primo alle elezioni europee, ed in base ad una lettura testuale del Trattato di Lisbona, il Consiglio Europeo, cioè il vertice dei capi di stato e di governo dei 28, ha il dovere di “tenere conto“ dei risultati elettorali: cioè di chi vince e di chi perde le elezioni, di chi arriva primo e chi arriva secondo o terzo e così via:
  • 3) Iil parlamento europeo ha chiesto con forza che a sostituire Barroso fosse uno dei 6 personaggi politici che sono stati candidati dai loro partiti trans-nazionali per la carica di presidente della commissione, e che per questo hanno fatto la loro campagna elettorale, ci hanno messo la faccia, insomma. Ora non si può far finta che tutto questo non sia accaduto, e non si può iniziare una legislatura europea all’insegna di uno scontro istituzionale fra Consiglio  e Parlamento europeo;
  • 4) Juncker conosce tutti i meandri delle più segrete stanze europee, che ha frequentato con ruoli di prestigio negli ultimi 20 anni. L’esperienza è indispensabile per muoversi in un labirinto complesso e insidioso come la Commissione;
    5) E’ un abile ed astuto mediatore, in grado di svolgere meglio di altri, ad esempio del troppo “politico” candidato dei socialisti Martin Schultz, un ruolo che deve essere super partes;
  • 6) Non è vero che sia un fan del rigore teutonico, come dicono i suoi detrattori. Anzi, da presidente dell’Eurogruppo, negli anni più duri della crisi, molte volte ha preso le distanze dalla Merkel. Quando era ancora alla guida dell’Eurogruppo, più volte protestò contro lo strapotere della Germania. E la Cancelliera lo ha candidato alla commissione solo dopo aver scartato, perché impraticabili, tutte le altre opzioni.

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