La posta in gioco alle europee del maggio 2014

E’ appena cominciata lunga rincorsa dell’Europa verso le elezioni che nel prossimo maggio, fra il 22 e il 25 (in Italia si voterà, appunto, domenica 25) porteranno alle urne 400 milioni di elettori chiamati a rinnovare l’Europarlamento. Poche volte come in questa occasione il voto per le europee si presenta così carico di incertezze ma anche così ricco di opportunità. Al contrario di quanto avvenne 5 anni fa, dal 1° dicembre 2009 è infatti entrato in vigore il Trattato di Lisbona che assegna al parlamento nuovi e più importanti poteri.

L’Europa si presenta inoltre al voto lasciandosi alle spalle una lunghissima e durissima crisi che continua a mordere, anche se quasi tutti i grandi paesi, con l’eccezione dell’Italia, sono ormai usciti dalla recessione. Un ulteriore elemento che rende particolarmente delicato questo appuntamento è la crescita tumultuosa in molti paesi dell’Unione di movimenti populisti che puntano alla disintegrazione dell’Euro e alla dissoluzione dello stesso progetto europeo.
Per contrastare queste tendenze negative, i cittadini europei hanno con le elezioni del 20014 una grande opportunità di far sentire la loro voce e il loro peso a Bruxelles. Non a caso lo slogan della campagna di sensibilizzazione lanciato dal parlamento di Strasburgo è: “This time is different”,cioè ” questa volta è diverso”. Per la prima volta infatti il voto dei cittadini potrà incidere direttamente sulle scelte più importanti fino ad oggi lasciate alla sola ed esclusiva volontà dei governi nazionali. Fra di esse di particolare rilievo è la scelta del presidente della Commissione Europea, il successore di Barroso, insomma, che dopo due incarichi consecutivi potrebbe passare la mano, anche se non gli risulterebbe certo sgradita una terza riconferma, alla quale peraltro sta alacremente lavorando.
Ci siamo già occupati di questo tema in un precedente post a proposito di un sondaggio di Eurobarometro, e ne riparliamo qui perché ci sembra che l’argomento, già di per sé ostico e leggermente oscuro, debba essere ben spiegato e compreso dal cittadino-elettore.
Il presidente della commissione europea è il capo dell’Esecutivo comunitario, cioè colui che più di ogni altro incarna la collettività delle decisioni nel quadro dell’architettura istituzionale dell’Europa. La Commissione infatti, in base ai Trattati vigenti, “rappresenta l’interesse comune a tutti gli stati membri dell’UE, e affinché possa svolgere il proprio ruolo di custode dei Trattati e difensore dell’interesse generale, alla Commissione è stato attribuito il diritto d’iniziativa nel processo legislativo, cioè la facoltà di presentare proposte legislative sulle quali decidono poi il Parlamento europeo ed il Consiglio”. Fino ad oggi invece le cose sono andate diversamente: il presidente della Commissione è stato sempre emanazione diretta dei governi che lo hanno scelto e, pur godendo sulla carta di relativa autonomia, in realtà è stato ostaggio di chi lo ha voluto in quella posizione.
Nelle elezioni del 2014, per la prima volta nella storia europea non saranno governi, ma i cittadini con il loro voto a decidere chi sarà il presidente della Commissione. Una sorte di elezione indiretta del massimo organismo comunitario che forse può contribuire a ridimensionare il potere delle cancellerie e far crescere democrazia e partecipazione. Un primo passaggio al quale poi, attraverso una riforma dei Trattati potrebbe far seguito una vera eledzione diretta da parte dei cittadini europei. Per saperne di più sulle elezioni europee 2014 consultare questa scheda sul nostro sito.

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