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L’elezione di Antonio Tajani alla guida del Parlamento europeo per il prossimi 2 anni e mezzo è una scelta che fa onore all’Italia, al di là del giudizio che ciascuno di noi è libero di dare del politico e delle sue idee.

Innanzitutto perché è italiano.Il dato nazionale è spesso sottovalutato nel nostro paese: dovrebbe essere prioritario, e spesso lo è per altri paesi, dalla Francia alla Germania. Eleggere ad una carica elettiva un proprio connazionale è una scelta che dovrebbe avere un peso uguale se non superiore rispetto alle pur legittime divisioni politiche. Nell’Italia del guelfi e dei ghibellini questo non avviene quasi mai: tantomeno in questa occasione, nella quale, per uno strano gioco del destino (e della politica), il principale competitor di Antonio Tajiani era un altro italiano ,Gianni Pittella, candidato del S&D, i Socialisti e Democratici.

L’evidente squilibrio di potere in favore del PPE nell’Europarlamento a metà mandato è il sintomo di una svolta politica importante che ha segnato questa fase della legislatura europea: la fine della Grande Coalizione fra Popolari e Socialisti che ha regolato la vita del Parlamento europeo fin da quando questo è stato eletto a suffragio universale diretto.

Una scelta in controtendenza, rispetto a quanto succede in Europa nei governi nazionali, dove le Grandi Coalizioni sono oggi prevalenti. Se la svolta europea sia un bene o un male è presto per dirlo. Certamente è un elemento di chiarezza. Ma nella politica reale questo può significare un pesante rallentamento del già complicato meccanismo decisionale europeo, dove la presenza di un accordo permanente fra popolari e socialisti rendeva quasi scontato il voto dei deputati europei.

Oggi tutto cambia: l’Europarlamento avrà un ruolo più rilevante e i singoli gruppi – anche i più piccoli – conteranno di più, ma, per converso, sarà più complicato il processo legislativo. È un’altra forma dell’eterno contrasto fra il momento della rappresentanza e quello della decisione.

Intanto, auguri di buon lavoro al Presidente Tajani. I prossimi 10 mesi saranno difficili ma decisivi per l’Europa. E di auguri ne avrà bisogno.

Leggi anche la nostra scheda sul funzionamento e i poteri del Parlamento europeo

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