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La satira corrosiva di Charlie Hebdo non ci piaceva. Troppo irriverente, volgare, sfacciata. Dopo il 7 dicembre 2015, quel genere di satira continua a non piacerci, Ma dobbiamo difenderla ad ogni costo, come un bene prezioso, universale, irrinunciabile. Perché nella Francia illuminista e razionalista, nell’Europa patria del diritto e delle libertà, non è tollerabile che qualcuno immagini di poter imporre a colpi di kalashnikov dei limiti alla libertà di espressione. Che una banda di psicopatici, ignoranti e vigliacchi, decida chi può pubblicare cosa.d

Per questo ha220px-Charliehebdonno fatto bene i sopravvissuti alla strage di Parigi a non mettersi da soli la museruola, a continuare, nonostante tutto, la pubblicazione del settimanale sulla base della convinzione che “la matita è sempre più forte della barbarie”. E’ una lezione di coraggio e dignità che anche i molti sostenitori della tesi che quelli di Charlie Hebdo “se la sono andata a cercare” farebbero bene a tenere presente. L’autocensura fa rima con la paura non con la libertà. E per uno scrittore di satira l’autocensura è un peccato mortale.

Finora in Occidente siamo stati abituati a pensare che se un giornale non ci piace, semplicemente non andiamo in edicola a comprarlo Continuiamo a pensarla così. Se lasciamo passare il principio che tutto sommato è “comprensibile” che un organo di stampa, ritenuto scomodo o ostile da qualcuno, venga dato alle fiamme e i suoi redattori massacrati, apriremo le porte alla peggiore delle barbarie e ad una distruttiva tirannide islamista. Della quale peraltro le prime vittime rischiano di essere i milioni di islamici che vivono in Occidente.

In fondo, i dittatori cominciano sempre con il distruggere la satira, per poi passare a regolare i conti con il resto della stampa non allineata.  Stiamo dunque attenti a non aprire le porte ad una tirannide oscurantista e disumana.

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