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Si è svolta ad Alezio, in provincia di Lecce, la quinta edizione del Premio Maglio. Un’occasione per ricordare un grande giornalista salentino.

Il nome di Antonio Maglio, probabilmente, al di fuori dei confini del Salento non dice molto. E’ stato, sul finire degli anni ’70, fra i fondatori, nonché vicedirettore, del Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto, e negli anni precedenti direttore de “La Tribuna del Salento”, proseguendo poi la sua attività professionale nel nord Italia e all’estero fino alla prematura scomparsa, il 13 gennaio 2007, a Newcastle.

Gli abitanti del Salento,invece lo conoscono bene. Maglio, sul finire degli anni ’70, fu il precursore e il principale animatore di un giornalismo salentino che era tutto da inventare. Il Salento, a quell’epoca, era una zona piuttosto depressa soprattutto dal punto di vista culturale. La stampa locale era inesistente. Internet e i new media sarebbero arrivati una ventina d’anni più tardi. La principale fonte d’informazione, al di là della Rai regionale che dedicava uno spazio limitatissimo a quest’area, era la Gazzetta del Mezzogiorno, quotidiano molto “baricentrico”, anch’esso molto concentrato sulle vicende del capoluogo e per nulla su quelle delle province salentine.

In pratica, il Salento non esisteva per il resto del mondo. Io stesso, quando fui chiamato dal direttore Beppe Lopez per partecipare alla nuova avventura del Quotidiano, non ero mai stato in quell’area così importante del nostro Mezzogiorno, e dovetti comprare diversi libri per riuscire a farmene un’idea più precisa. L’assenza di mezzi di informazione (e di comunicazione) sembrava aver condannato il Salento ad una cronica irrilevanza.

Non esistendo forme strutturate di giornalismo, né concorrenza editoriale, la prima cosa da fare era “importare” le conoscenze necessarie per creare una nuova categoria professionale: i giornalisti salentini. Il contributo di alcuni colleghi venuti da fuori, fra i quali il sottoscritto, furono il volano attraverso il quale fu possibile mettere in moto una macchina mai collaudata prima. Ma il carburante, necessariamente, era costituito dai giovani delle tre province di Lecce, Brindisi e Taranto. Il rapporto fra i giornalisti “forestieri” e i “locali” non fu sempre facile, anche se mai conflittuale. Ma la fusione fra i due gruppi fu agevolata dal paziente lavoro di mediazione di Antonio Maglio. oltre che dall’innato spirito di accoglienza e di cortesia dei salentini. Ed anche dall’atteggiamento costruttivo di noi “forestieri”.

Il miracolo riuscì ed oggi, dopo infinite traversie editoriali, il Quotidiano ancora oggi è in edicola, sia pure con una denominazione leggermente diversa. Un destino quasi unico nel disastrato panorama della stampa italiana.

Di Antonio Maglio conservo – a distanza di 37 anni – ricordi molto vivid. Delle giornate interminabili trascorse in redazione. Delle lunghe, interessanti chiacchierate nei pochi momenti di pausa dal lavoro. Delle sue grandi passioni: il Salento e il giornalismo. Della sua estrema cortesia e autorevolezza. Ma soprattutto della sua visione lucida della realtà: una sera, quando già le prime nubi si stavano addensando sul giornale, mi disse: “Presto o tardi, voi tornerete nelle vostre case, ma noi resteremo qui e a noi toccherà continuare a lottare”. Non c’era alcuno spirito polemico in quelle parole, ma solo la lucida constatazione di una realtà che presto si sarebbe avverata. Qualche mese più tardi, infatti, io fui fra i primi a lasciare, sia pure a malincuore, il Quotidiano.

Era un vero signore d’altri tempi, Antonio Maglio. Gentile e premuroso, ma anche caparbio e incazzoso, quando riteneva di aver ragione. Più di una volta sbottç, sfogandosi con me: “Tizio mi ha fatto venire un travaso di bile”. Sembrava un’arrabbiatura destinata a durare giorni, ma dopo pochi minuti gli tornava il sorriso, dietro la sua inseparabile pipa.

Antonio alzava la voce soprattutto con i giovani neo-giornalisti salentini ai quali teneva di più e che voleva veder crescere in fretta. Era una forma di pedagogia molto efficace, che nel tempo ha dato buoni frutti. Era soprattutto la realizzazione di un progetto per il futuro fondatto sulla scommessa della creazione di un’élite di giornalisti locali capace di camminare con le proprie gambe.

Ciao Antonio.

 

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