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Il Parlamento europeo e i nuovi poteri dopo Lisbona

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EUNighrtE’ l’unica istituzione veramente democratica dell’Unione , essendo il solo organismo eletto democraticamente dai popoli europei a suffraggio universale diretto. Ed è anche l’istituzione che più di ogni altra profonde sull’intera UE uno spirito “comunitario”, un’autentica identità europea, nonostante l’affermazione dei movimenti populisti ed euroscettici nelle ultime elezioni del 2014.

Quello europeo è un Parlamento diverso da tutti gli altri parlamenti nazionali. La sua funzione principale infatti non è quella di dare o togliere la fiducia al  governo (tanto più che non esiste un vero e proprio governo dell’Europa) ma di contribuire al processo legislativo dell’Unione.

Poteri dell’europarlamento

E’ sbagliato dunque affermare che l’euroassemblea non ha poteri. Anzi con il Trattato di Lisbona, le sono state attribuite nuove ed importanti funzioni. E in più i deputati sono molto gelosi delle loro prerogative e non consentono che altre istituzioni (Commissione o Consiglio) le calpestino.

Oggi il Parlamento europeo, in virtù del Trattato di Lisbona, svolge tre funzioni fondamentali:

Collabora con il Consiglio, nella cosiddetta procedura legislativa ordinaria, nell’approvazione delle norme europee su alcune materie specifiche, come governance economica, immigrazione, energia, trasporti, ambiente, protezione dei consumatori. La grande maggioranza delle norme europee è ormai approvata con questa procedura, che di fatto mette sullo stesso piano Consiglio e Parlamento, ed ha assunto un ruolo di primo piano nel complicato meccanismo decisionale della UE. In più con l’introduzione del cosidetto Semestre europeo  che è una sorta di check-up dei conti pubblici dei singoli paesi realizzato nei primi 6 mesi di ogni anno (da non confondersi con il semestre di  presidenza UE) il Parlamento è chiamato a svolgere una funzione nuova, votando a fine giugno il progetto di raccomandazioni specifiche per ogni paese. Anche l’adesione di nuovi paesi membri alla UE passa necessariamente per un voto dell’assemblea.

Il Parlamento inoltre esercita un controllo democratico sulle altri istituzioni. Ad esempio, elegge a maggioranza qualificata il Presidente della Commissione e del Consiglio,  su designazione dei capi di stato e di governo; esamina, in apposite audizioni, i futuri commissari europei e dà il via libera formale alla nuova Commissione europea. Può inoltre interrogare nel corso delle sedute parlamentari i singoli commissari e può richiedere le dimissioni dell’intera Commissione nel corso del mandato, attraverso una mozione di censura.  Infine, esamina le petizioni presentate dai cittadini e può istituire commissioni d’inchiesta.

Una terza, fondamentale funzione del parlamento è la facoltà di adottare, insieme al Consiglio UE, il bilancio annuale dell’Unione europea. Inoltre vigila, attraverso un’apposita commissione parlamentare, sul modo in cui la Commissione ha speso i soldi assegnati dal budget annuale e vota un documento di verifica su queste spese.

Come funziona

Il parlamento di questa nuova legislatura è composto da 751 membri. Il loro numero dovrebbe mantenersi stabile, anche se eventuali allargamenti dell’Unione ad altri paesi imporrebero o un’estensione di quel numero o l’adozione di criteri diversi. Di solito l’ingresso di nuovi membri nella famiglia europea ha comportato una crescita temporanea dei seggi, e una loro riassegnazione  nelle elezioni successive.

Qui sotto una tabella dei seggi spettanti per paese nelle due ultime legislature

tabella

Il parlamento elegge a maggioranza il proprio presidente che rappresenta l’istituzione e dirige i lavori dell’assemblea e dei suoi organismi, Ufficio di presidenza e Conferenza dei presidenti. Resta in carica per 2 anni e mezzo rinnovabili. Negli ultimi mandati c’è stata una “stafetta” a metà legislatura con passaggio di consegne fra popolari e socialisti. Con il presidente vengono eletti anche i 14 vicepresidenti.

Un ruolo importante anche se poco visibile nella vita del parlamento europeo è svolto dalle Commissioni parlamentari che si riuniscono due volte al mese a Bruxelles e svolgono un lavoro preparatirio, di esame e di modifica delle proposte legislative. Ma le assemblee plenarie (12 l’anno a Strasburgo e 6 a Bruxelles) sono il luogo decisionale per eccellenza nell’attività legislativa del parlamento.

L’attività dei deputati è organizzata nei gruppi parlamentari (erano 7 nella scorsa legislatura), che rispecchano le affinità politiche dei singoli deputati o delle delegazioni nazionali che ne fanno parte. Essere all’interno di un gruppo è importante perché significa avere più tempo di parola, più fondi, più strutture e personale. Ma per formare un gruppo occorre rispettare dei paramentri piuttosto severi: è necessario disperre id almeno 25 parlamentari provenienti da almeno 7 paesi diversi.

Le sedi del Parlamento

E’ uno dei punti più controversi del dibattito europeo. Il parlamento infatti ha tre sedi: Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo. Nel Granducato però sono presenti solo i servizi amministrativi gestiti dal Segretariato generale. I numeri fanno impressione, più di 4000 persone lavorano infatti in questi uffici. Ma questi numeri sono in parte giustifiati dal fatto che tutti i servizi di interpretariato, che consentono al parlamento di funzionare evitando l’effetto torre di Babele, e quelli di traduzione, che rendono disponibili nelle 24 lingue ufficiali dell’Unione una montagna di documenti, fanno capo a questo Segretariato.

Ma quello che, a ragione, suscita una crescente reazione di sdegno anche all’interno dell’europarlamento e che certamente sarà uno dei cavalli di battaglia degli euroscettici, è la questione della doppia sede di Straburgo e Bruxelles. Com’è noto, ogni mese, in occasione della plenaria, un esercito di migliaia fra parlamentari, funzionari, interpreti impiegati, sono costretti ad una costosissima transumanza da Bruxelles (o dal Lussembrurgo) a Strasburgo, in Francia, seguiti da una carovana di TIR che trasportano avanti e dietro montagne di documenti. Tutto questo perché la Francia non ha mai voluto e probabilmente mai vorrà rinunciare a Strasburgo come sede del parlamento, e minaccia ogni volta di esercitare il diritto di veto. Questione di prestigio, ma anche di soldi, perché Strasburgo, città già ricca di suo quanto a risorse economiche, culturali e storiche, per almeno 3-4 giorni al mese fa il “tutto esaurito”: una salutare boccata d’ossigeno per l’economia cittadina. Sui costi della doppia sede, e sulle iniziative per abolirla consulta su questo sito un precedente articolo.

Ma quanto mi costa?

Premessa: nonostante il parlamento europeo abbia attuato una spending review ben più rigorosa di quella italiana, evidentemente una struttura che rappresenta 28 paesi e mezzo miliardo di cittadini ha dei costi considerevoli, specie se si esaminano i valori assoluti. Certo, degli sprechi evidentemente esistono, il caso della doppia sede ne è un esempio. Ma bisogna tener conto che alcuni servizi come il multilinguismo, sono sì estremamente onerosi, ma anche vitali per difendere le diversiità culturali  dei singoli paesi.

Nel bilancio complessivo dell’Unione europea, il parlamento europeo pesa per l’1%, ed assorbe circa un quinto del complesso delle spese delle istituzioni europee. In termini assoluti esso ammonta a 1756 milioni di euro, così distribuiti:

  • 35%  spese del personale, cioè gli stipendi di circa 6ooo dipendenti del Segretariato generale e dei gruppi politici.
  • 27%  stipendi indennità trasferte, assistenti degli eurodeputati
  • 11%  edifici del parlamento a Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo e nelle sedi di rappresentanza dei 28 paesi. Sono comprese in questa cifra le spese per la costruzione, la manutenzione, gli affitti, etc.
  • 21% spese amministrative per informatica e telecomunicazioni
  • 6% a sostegno delle attività dei gruppi politici.

Alla fine qualcuno ha calcolato che ogni anno il parlamento europeo costa ad ogni cittadino europeo 3,58 euro, poco più di un cappuccino con brioche. Molto meno del prlamento italiano che di euro ne costa 27.

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