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{656d7841-2c9e-47cb-a35d-2b6a8cbc9912}Pur non avendo poteri legislativi, il Consiglio europeo è il vero motore delle decisioni politiche europee. Esso riunisce i capi di stato e di governo di tutti i paesi membri (28) e non va confuso con il Consiglio dell’Unione europea, che un’altra istituzione che riunisce i ministri UE. Da quando con il Trattato di Lisbona è diventato un’istituzione dell’UE, ha anche un presidente “stabile” che esercita cioè le sue funzioni non a rotazione semesrale, come avveniva in precedenza ma per un periodo di due anni e mezzo rinnovabili una sola volta.  Il Consiglio ha compiti di orientamento e di indirizzo dell’azione politica dell’Unione, definendo anche le priorità generali.

 

Il Trattato di Lisbona indica con precisione la composizione di questo organismo; ne fanno parte i capo di stato e di governo dei paesi membri, il presidente del Consiglio europeo e il presidente della Commissione europea. Alle riunioni  partecipa anche l’Alto Rappresentante per la politica estera e della sicurezza. Anche se non è scritto nei Trattati, è prassi che all’apertura dei lavori del Consiglio pronunci un suo intervento il Presidente del Parlamento europeo.

Di norma, questi summit prendono l’avvio nel pomeriggio del giovedi, fra le 16 e le 17 (spetta al presidente stabilire gli orari e fissare gli ordini del giorno, che però possono anche cambiare in corso d’opera), e sono cadenzati da ritmi abbastanza ripetitivi. I vertici sono spesse preceduti dalle riunioni dei partiti europei. Quelli del PPE e dei PSE, che sono i gruppi più potenti e numerosi, spesso sono l’occasione per fare un primo giro d’orizzonte sui temi in discussione. Dopo l’avvio del lavori, sulla base dell’agenda comunicata ai partecipanti dal presidente del Consiglio qualche giorno prima, si comincia ad entrare nel vivo delle questioni sul tappeto.

In  questa fase i capi di stato e di governo (che nell’ipotesi di una loro assenza non possono lasciare deleghe) possono farsi assistere dai ministri competenti su materie specifiche. Ma il clou del vertice è la cosiddetta “cena di lavoro” a porte chiuse, che si svolge ad ora di solito piuttosto tarda per le abitudini mittle-europee. In quella sede si discutono i dossier più delicati ed importanti, e le cene possono protrarsi fino a tarda notte. Non sono rari i casi nei quali la prima giornata di lavoro si conclude alle 5 – 6 del mattino successivo. Quale che sia l’ora della chiusura della riunione del giovedì, il venerdi mattina i capi di stato e di governo tornano ad incontrarsi fral le 9 e le 10 per discutere degli argomenti rimasti in sospeso e per dare il via libera al documento finale. Alla conclusione dei lavori, di solito nel primo pomeriggio del venerdì, il summit si chiude e si svolgono le conferenze stampa dei singoli paesi, oltre a quella generale tenuta di solito dai presidenti del Consiglio e della Commissione, spesso con l’aggiunta del presidente della Banca Centrale Europea.

Nel frattempo, sulla base delle decisioni dei leader viene aggiornata e modificata mel corso dei lavori la bozza del documento finale. E’ il testo che alla conclusione dei lavori viene resa pubblica e rappresenta la sintesi degli accordi raggiunti. Anche se nel corso delle riunioni spesso ci sono forti momenti di tensione fra i leaders, il documento finale tende a mettere in luce solo i “progressi” fatti nella discussione, anche quando questi progressi non esistono. Lavoro del giornalista, è quindi quello di leggere in filigrana il contenuto della bozza, confrontarne le varie versioni, cercando di vedere sia quello che c’è ma sopratutto qullo che non c’è, perché magari su un certo argomento non è stato possibile raggiungere un’intesa ed è stato semplicemente cancellato.

Il linguaggio della politica europea meriterebbe un saggio a parte. E i documenti dei Consigli europei sono una sintesi perfetta dell’euro-politichese. Smussando gli angoli, profondendo ottimismo, addolcendo i contrasti e condendo il tutto con un’inverosimile dose di sigle e di acronimi (ne sono stati catalogati oltre 700 nelle istituzioni UE) si ottiene un perfetto documento finale del Consiglio europeo. Il materiale grezzo, come le bozze sono in inglese, ma poi viene tradotto in tutte le lingue dell’Unione.

A titolo di esempio, se qualcuno ne avesse la curiosità, si può confrontare una ricostruzione su questo sito del Consiglio europeo del 28-29 ottobre 2010, uno dei più drammatici della storia delll’UE, nel quale si sfiorò la rissa per una proposta scioccante della Merkel  nei confronti della Grecia, con il documento ufficiale che concluse i lavori, nel quale la crisi greca non era neanche direttamente nominata.

Le riunioni ordinarie avvengono 4 volte l’anno, quindi 2 volte ogni semestre. Ma talora, come avvenne  nel 2011, uno dei momenti più neri della crisi del debito,  ci sono state almeno 2 riunioni straordinarie. In genere le riunioni si svolgono nel palazzo Justus Lipsius, un edificio nel cuore del quartiere europeo di Bruxelles, a 2 passi dalla Commissione e a qualche centinaio di metri dalla sede del Parlamento.

Il Consiglio europeo si solito decide per consenso, ma a seconda dei casi può decidere all’unanimità o a maggioranza qualificata. Nel caso dell’elezione del presidente della stessa istituzione, è previsto il voto a maggioranza qualificata; ma nel caso di Van Rompuy ci fu l’unanimità dei consensi.

Il mandato del presidente dura due anni e mezzo rinnovabili una sola volta ed è incompatibile con altri incarichi nazionali.

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