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Un episodio lontano, che pure ebbe una forte risonanza politica in quella ormai remota epoca. 5 dicembre 1998. L’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scàlfaro conversa con i giornalisti a bordo dell’aereo presidenziale che lo portava da Singapore a Melbourne. Scàlfaro si intrattente a lungo con i quirinalisti; non escluse una propria ricandidatura al Colle, e parlò del referendum elettorale sul quale pendeva la sentenza della Consulta.

In Italia scoppiò un putiferio, che neanche le successive precisazioni quirinalizie riuscirono a placare. Fu importante quella esternazione perché Scàlfaro richiamò un principio da lui stesso introdotto nella prassi costituzionale in seguito alla consultazione del ’93. In base a questo principio, un referendum elettorale, se approvato con una grande maggioranza di consensi, può consentire al presidente della Repubblica di procedere allo scioglimento delle Camere.

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  1. La sera, arrivati a Melbourne, due cronisti di agenzia (uno e’ riconoscibile nel maglione bordeaux a disegni norvegesi che occupa la parte destra della foto) vennero convocati dal capo ufficio stampa del Quirinale, per la smentita di rito. Chiusi in una stanza d’albergo in attesa del cazziatone (in certi casi la prassi e’, per l’appunto, dare la colpa alle agenzie) sentirono attraverso le pareti sottili il suddetto capo ufficio stampa che urlava al telefono: “C …! glielo avevamo detto di non dirlo, ma lui l’ha voluto dire lo stesso, Gaetano!!! E ora che facciamo?”. Gaetano concordò: non c’era niente da fare. Se c’è una cosa che non puo’ tornare indietro, al Quirinale, quella cosa è l’esternazione del Presidente.
    PS: I due cronisti d’agenzia si divertirono un mucchio, quando il capo ufficio stampa cercò di balbettare la smentita …

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